Credo che la cassazione abbia ragione

Con la sentenza della Corte Suprema di Cassazione il poker live è stato catapultato nel calderone dei giochi d’azzardo; giusta o sbagliata che sia il movimento deve ripartire da qui per riconsiderare le sue possibilità e le sue argomentazioni.

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Con la sentenza della Corte Suprema di Cassazione il poker live è stato catapultato nel calderone dei giochi d’azzardo; giusta o sbagliata che sia il movimento deve ripartire da qui per riconsiderare le sue possibilità e le sue argomentazioni.

 

 

Sembra proprio che il giorno della sconfitta sia arrivato: la cassazione ha definitivamente messo la parola fine alle discussioni e ai ragionamenti circa il poker live. Gioco d’azzardo, e così sia. Amen. A torto o a ragione alla fine hanno vinto gli oppositori, quelli delle morali, quelli che arrivano da dietro per sussurrarti in un orecchio il «Te l’avevo detto» della vittoria, magari quando già ti hanno messo in ginocchio.

 
La sentenza arriva dopo anni di dibattito, dopo che una fiumara di parole e di inchiostro sono andati a colmare il vuoto lasciato dall’assenza dei circoli e dal poker inteso come passatempo. In realtà i circoli ci sono sempre stati. Forse un errore da parte dei gestori, sicuramente un’altra occasione persa dal poker per dimostrare di essere un movimento e non un’orda di singoli individui sempre e solamente intenti a contarsi gli spicci in tasca.
 
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Per la Cassazione il poker live è un gioco d’azzardo
 
Il poker è un gioco di abilità o di fortuna? Ci ho riflettuto parecchio e credo che ora, alla fine di tutto, io, come tanti altri, possa essere schietto e sincero fino alla brutalità. Allora vi dico che il poker live offerto dai circoli effettivamente era indifendibile. Strutture iperturbo e stack ridotti hanno bisogno di numerose ripetizioni per abbattere la varianza, tanto che è plausibile pensare che difficilmente si possa raggiungere il lungo periodo – e dunque far valere le skill, le abilità.
 
Se ci pensate attentamente la sentenza l’abbiamo scritta noi: l’abbiamo suggerita ogni volta che abbiamo riflettuto insieme sul lungo periodo, sulla varianza, sull’irripetibilità di alcuni eventi nel poker live. L’abbiamo scritta nel thread su King Arthur quando parlavamo di 50 mila Sit&Go e ancora non ci sembrava lungo periodo. L’abbiamo scritta e in fondo, intimamente, ce lo sentivamo che sarebbe finita così, magari in virtù di motivazioni diverse.
 
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Ora dovremo attendere i circoli regolari
 
A un certo punto i bravi generali sanno quando ritirare le truppe, non per salvare la faccia, ma per salvare i propri uomini e nella situazione attuale credo convenga a tutti fermarsi un momento per riflettere sull’argomento e sul modo in cui è stato posto all’attenzione del grande pubblico. Di fatto, ciò che rende il poker un gioco basato sull’abilità è la ripetibilità del fenomeno, parametro che, nel poker live e specialmente in un contesto da circolo, è difficile rendere davvero apprezzabile.
 
Così, proprio durante quel gesto, quel passo indietro che ormai credo sia doveroso accettare come ineluttabile, sorge il dubbio che tutta la questione sia stata posta nel modo sbagliato, che la discussione sul poker live dovesse incentrarsi sul più ampio concetto di libertà personale piuttosto che sul vano tentativo di aggirare le leggi sul gioco d’azzardo. Le stesse comunità online sono permeate da interi thread nei quali il poker live veniva tacciato di essere “una lotteria” e non si vede il motivo percui tra tanti scettici addetti ai lavori non potesse infilarsi anche un giudice di cassazione. 
 
Ora rimettiamoci le mani in tasca, contiamo gli spicci rimasti e ordiniamo qualcosa da sorseggiare. Magari questa sentenza sarà proprio la scusa e il la per un repulisti generale dei circoli non licenziati in vista dell’introduzione delle nuove case da gioco regolari. Chissà.
 
 
 
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi

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