I segreti di Mr. Ept: vi spiego Salvatore Bonavena

Salvatore Bonavena ha colpito ancora: quarto posto all’Italian Poker Tour da poco conclusosi a Sanremo e altro grande risultato per uno dei giocatori più costanti del panorama pokeristico italiano. Ma quali sono i segreti di Salvatore? Quale la sua arma fondamentale?

Salvatore Bonavena ha colpito ancora: quarto posto all’Italian Poker Tour da poco conclusosi a Sanremo e altro grande risultato per uno dei giocatori più costanti del panorama pokeristico italiano. Ma quali sono i segreti di Salvatore? Quale la sua arma fondamentale?

L’ho osservato molto in questi anni di lavoro come inviato ai tornei live per conto di PokerItaliaWeb e, oltre ad apprezzarne le indiscutibili doti umane, non ho potuto fare a meno di arrendermi all’evidenza. Il suo stile di gioco paga e Sasà, come lo chiamano affettuosamente gli amici, non smette di dimostrarlo. Un giocatore di razza e appartenente a quella che anche io chiamo spesso “la vecchia scuola” ma che in altre, più semplici, parole potremmo semplicemente definire la scuola dei Tight Aggressive puri, persone abituate ad applicare alla lettera il poker descritto magnificamente da un certo Dan Harrington che, insieme a David Sklansky, ha probabilmente segnato un’epoca e definito uno stile.
 

Il poker di Salvatore Bonavena è qualcosa di molto lontano da quanto siamo abituati ad ammirare. Diverso dai Tom Dwan o dai Phil Ivey del caso, di un’altra pasta rispetto al Texas Hold’em espresso da Isildur1 o, per tornare sulla nostra penisola, da quello dei Kanit o degli Isaia. Bonavena gioca con le carte, con la posizione e, soprattutto, con la calma e la pazienza di un cacciatore. Salvatore BonavenaÈ proprio quella pazienza, che spesso sentiamo elogiare dai giocatori d’altre epoche, il segreto principale di questi giocatori nati e forgiati dal poker live, una modalità di gioco che non perdona e che rappresenta un rischio serio per il proprio bankroll più di quanto non accada nell’online. Il lungo periodo del live rischia di essere eterno e, dunque, talvolta le dinamiche di gioco devono risentire e adeguarsi a questo concetto. Ci sono mani uniche nel live, giocate che non conosceranno mai il loro long term e che dunque non abbatteranno mai la varianza che può intervenire su di esse. Salvatore questo lo sa e difficilmente mette a repentaglio un torneo per il gusto di una giocata tricky o per dare sfoggio di abilità.
 

Perché in fondo la sua abilità è quella di esserci sempre, essere sempre pronto in campo per portare a casa il risultato. L’ho visto giocare più di una volta con appena una manciata di bui, spazientito, certo, perché magari le carte non arrivano, ma al contempo paziente, perché otto bui nel poker sono una sedia da occupare, sono una speranza, una possibilità. Così non so proprio contare le volte in cui quegli otto bui l’hanno portato ITM garantendogli un premio, forse un premio che non colma tutte le spese, certo; ma comunque sempre meglio di quel niente che molti giovani grinder avrebbero portato a casa con il loro stile di gioco più aggressivo. Bonavena è nato nel live e sa stare nel live, non cerca di modificarlo ma ci si adatta e ci sta bene. È il suo mondo, ne conosce le regole e sa leggere tra le righe dei gesti dipinti nei movimenti dei suoi avversari. Queste sono, a mio modesto parere, le qualità che fanno di un giocatore TAG un MrEPT, che al secolo risponde al nome di Salvatore Bonavena.

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