«La falsità sistematica di certa pubblicità è delittuosa. Uccide il modo corretto di pensare e agire. È un attentato alla società.» Si presenta così Angelo Bagnasco, presente al convegno “Gioco d'azzardo e usura” svoltosi qualche giorno fa a Genova. 

«La falsità sistematica di certa pubblicità è delittuosa. Uccide il modo corretto di pensare e agire. È un attentato alla società.» Si presenta così Angelo Bagnasco, presente al convegno “Gioco d’azzardo e usura” svoltosi qualche giorno fa a Genova.

L’arcivescovo ha poi rincarato la dose affermando che uno dei compiti più urgenti della nostra cultura è quella di «Resistere alle nuove malattie della post-modernità» come quella «Del gioco d’azzardo, che crea false illusioni». In un altro passo del discorso il porporato precisa che le illusioni di cui parla «Sono quelle note del mito della vita facile e gaudente, come se la disciplina, la fatica e l’impegno quotidiano fossero cose superate d’altri tempi, magari oggetto di irrisione». L’intervento, che ovviamente ha ottenuto il plauso dei presenti in sala, non ha posto alcun discrimine tra i vari giochi, ma del resto era inutile aspettarsi che accadesse il contrario; a fare confusione ci pensa invece Maria Burani Procaccini, coordinatore scientifico del Centro Nazionale Documentazione ed Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza. «Non credo che a un adolescente si possa insegnare a giocare a poker online o a scommettere in modo responsabile», dichiara Maria, riferendosi agli slogan di alcuni spot pubblicitari in passaggio sui maggiori media nazionali, e conclude «Mai come in questo momento serve una nuova attenzione da parte degli organi italiani di controllo».

Discutere del messaggio che in via più o meno implicita trasmette la comunicazione che gravita attorno al gioco online è piuttosto inutile senza fare alcune dovute riflessioni che stanno a monte di tutto. Vero, che il gioco d’azzardo si sta lentamente affermando come vera e propria piaga sociale, così come vero è che molto spesso i giovani travisano il concetto di divertimento, rincorrendo falsi miti di successo che ben difficilmente possono portare a qualcosa di concreto e soddisfacente nel corso della vita. Pur essendo profondamente laico, trovo tutto sommato fondate le esternazioni di Bagnasco, con il quale magari mi troverei in disaccordo sulla risposta da dare a un problema che, tuttavia, è inutile negare.

D’altro canto dovremmo ricordare che non stiamo parlando solamente di gioco d’azzardo. La mancanza di prospettive e la somministrazione di modelli di realizzazione personale quantomeno preoccupanti sono da molto tempo oggetto delle più ampie riflessioni; e se letterine, veline ed ereditiere sono state un tempo oggetto delle stesse critiche, possiamo oggi concludere che il vero fulcro è un decadimento dei costumi piuttosto diffuso e radicato nella società occidentale contemporanea la quale, persa nel disperato tentativo di tenersi a galla economicamente, ha da tempo confuso, o peggio dimenticato, molti  dei principi che l’avevano determinata in quanto tale negli anni passati: il lavoro, l’intelligenza e lo studio, la fatica e il cocciuto sforzo per il raggiungimento dei propri obiettivi sono spesso mistificati e applicati ad azioni banali; è così che il provino di un Grande Fratello diviene uno sforzo degno di apprezzamento per il raggiungimento della realizzazione professionale e il salottino di Maria De Filippi trasforma pagliacci in saggi mentori. La confusione è allarmante.

In questo panorama ben poco tranquillizzante il poker siede sul banco degli imputati e proprio qui incontriamo l’aspetto più tragico di tutta la questione. È tragico il fatto che proprio noi che passiamo le giornate a promuovere lo studio, la dedizione e la costruzione lenta ma costante di un’attività remunerativa — siamo da anni con le ginocchia sui ceci. È tragica l’ottusità con la quale in troppi stanno seguitando a confonderci con il gambling, con le Slot Machine, con i Gratta&Vinci che “tanto per un grattino che vuoi che succeda” e con tutte le forme gentili di gioco d’azzardo. È tragica infine, la situazione di un mondo che proponendo una prospettiva, per quanto brutta possa sembrare ad alcuni, viene condannato e messo alla gogna da una società da anni incapace di guadagnarsi la fiducia dei propri cittadini e di proporre prospettive di sviluppo diverse da quelle inconsistenti che, anche Bagnasco, dovrebbe ricordare quando parla di società contemporanea.

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