Poker Generation realistico? Spero sia una finzione avvincente

Oltre alle polemiche a sfondo politico, colpisce lo scarso calore con il quale Poker Generation è accolto da parte del pubblico di appasionati che già si dicono delusi nonostante ancora non abbiano visto il film. Tutti delusi, o almeno così sembrerebbe, ma quali erano le aspettative?

Oltre alle polemiche a sfondo politico, colpisce lo scarso calore con il quale Poker Generation è accolto da parte del pubblico di appasionati che già si dicono delusi nonostante ancora non abbiano visto il film. Tutti delusi, o almeno così sembrerebbe, ma quali erano le aspettative?

Scrivere di cosa sia il bello e cosa il brutto è un compito che la filosofia dell’arte tenta di assolvere da millenni. Da che l’uomo ha sviluppato un linguaggio, ha iniziato a porsi domande intorno a quelli che tecnicamente vengono definiti concetti vaghi: il bello, il bene, l’amore e altre parole di questo tipo che indicano idee delle quali siamo convinti conoscitori, ma solo ad un livello di pensiero superficiale. Quante volte vi sarà capitato di sentirvi chiedere “Che cos’è l’amore?” e voi, dopo un inizio deciso avete incespicato nel vuoto più completo? “L’amore è quella cosa che… che… hai visto l’ultimo di Spielberg? Un gran film!”

Eppure tra un abile cambio di rotta e qualche più colpevole discorso pressapochista, più o meno tutti quanti definiamo normalmente i concetti vaghi partendo dalla nostra soggettività. Sappiamo benissimo quello che ci piace e quello che riteniamo meritevole, pur senza avere un’idea chiara circa i concetti più generali che guidano il nostro giudizio. È quindi ovvio che un’opera come Poker Generation finisca sul banco degli imputati giudicata dal basso di una soggettività che, il più delle volte, commette l’errore — imperdonabile a mio avviso — di non riconoscersi in quanto tale. Tuttavia un film, come qualsiasi forma d’arte, non può sottrarsi a questo gioco di opinioni e il tasso di gradimento è spesso commisurato alle aspettative con le quali attendiamo l’opera, a loro volta indotte da come il prodotto è stato lanciato. Nella fattispecie, Poker Generation non è stato presentato come un film che parla di un giocatore di poker straordinario o qualcosa di simile, bensì come un film sul poker o, per dirla con lo slogan stesso scelto dalla produzione, Il film evento sul più grande fenomeno di massa degli ultimi anni”.


La locandina di The RoundersPoker Generation ha fatto molto parlare di sé durante questi ultimi giorni d’attesa destando parecchie critiche, a volte anche aspre, da parte del mondo politico. L’avevamo messo in conto anche se non avremmo immaginato che un film sul poker avrebbe occupato una mattinata parlamentare, ma le polemiche etico-politiche su una pellicola incentrata sul poker erano scritte fin da quando, ormai molto tempo fa, il progetto è stato messo in cantiere. Ciò che invece stupisce è la tiepida, se non glaciale, accoglienza riservatagli da parte del pubblico di parte, ovvero da quella poker generation che il film voleva mostrare, spiegare e — concedetemi l'esagerazione — redimere agli occhi di chi ancora vede il poker come azzardo e nulla più.

Questo malcontento, nato ancor prima dell’uscita del film, è stato alimentato dal trailer, che presenta una storia senza alcun nesso con grinder, studio, teoria, dedizione e tutta quella serie di elementi peculiari ignorati dai più. A quanto si sa il film parla invece di un ragazzo che, grazie alle sue doti geniali, piazza il colpo grosso e porta a casa il denaro necessario per pagare le cure mediche alla sorellina in fin di vita. Il tutto lanciato da uno slogan che onestamente, anche alle mie orecchie ben allenate all’ascolto di discorsi sul poker, suona tutto sommato fuori luogo. Risollevare le sorti di una famiglia in grave difficoltà? «Ci penso io, con il Poker», ovvero con un MTT che, lo sappiamo benissimo, è una formula di gioco ad altissimo tasso di varianza.

Se Poker Generation rischia fortemente di mancare il bersaglio per quanto riguarda la narrazione della vera generazione del poker, speriamo almeno che centri quelli della spettacolarità, della caratterizzazione dei personaggi e dell’originalità della trama, elementi che hanno reso grande un film come The Rounders — altrimenti anch’essa pellicola di scarso valore descrittivo visto che anche da li esce una versione molto onirica del poker. Realismo o bella finzione dunque e credo che Poker Generation debba sperare di aver raggiunto almeno il secondo obiettivo.

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