Full Tilt Poker restituisce i fondi ai player? Ma chi ci spera più?!

Riavere i propri soldi su Full Tilt, riempire di mazzate Chris Ferguson fino a farlo somigliare a Phil Ivey e vincere il Main Event delle WSOP per fregarsene dei primi due punti. Sono questi i tre desideri principali dei pokeristi di mezzo mondo. Ma… per riavere i soldi, come siamo messi?

Riavere i propri soldi su Full Tilt, riempire di mazzate Chris Ferguson fino a farlo somigliare a Phil Ivey e vincere il Main Event delle WSOP per fregarsene dei primi due punti. Sono questi i tre desideri principali dei pokeristi di mezzo mondo. Ma… per riavere i soldi, come siamo messi?

Ricordo ancora quella notte durante la quale, dopo svariate bottiglie di buon Lambrusco, portai a casa il primo premio di un torneo 7-game su Full Tilt Poker. «Che culo — pensai — la metà delle cose che ho fatto le ho fatte a caso…». La fortuna del principiante, direte voi; la fortuna del principiante che però sfigato lo è e tale rimane, dico io. Il giorno dopo, infatti, mi sveglio bello contento e faccio per aprire il client e prelevare tutti i soldi evitando di dilapidarli da sbronzo la notte seguente. Il mazzo gira, gira, gira, continua a girarmi davanti agli occhi e poi… gira ancora. Avanti e indietro. Io mi accendo una sigarette (refuso? no, lapsus freudiano) e faccio finta di niente, tipo quando non trovi il portafoglio e torni daccapo nelle ricerche perché «Magari non c’ho guardato bene». Chiudo tutto, riapro. Stesso risultato. «Sarà un aggiornamento» e vado sul forum. Tutti con lo stesso problema e qualcosa inizia a dirmi sommessamente che un po’ di merda sotto i piedi potrei effettivamente avercela. Altra sigaretta. Scarico ancora una volta il client, o almeno ci provo perché alla fine manco quello riesco a fare. E qui, dopo un paio di Camel nervose, la prima bestemmia fu d’obbligo.

Era l’inizio della saga di Full Tilt Poker, quella che insieme al divertimento, c’ha portato via anche un fracco di soldi. Tutti buoni, di quelli che tieni a disposizione perché tanto «Se mi servono li prelevo». E invece alla fine dei conti — e in questo caso sono letterale — ho scoperto che quella frase era esattamente quella che si ripetevano ogni fottutissimo giorno Chris e i suoi amici. «Se mi servono li prelevo», «Jesus, mica sono tuoi», «Checcazzomenefrega». Già, era una risposta che mi aspettavo, forse in inglese, ma ormai tutto il mondo è paese. Grande Jesus.


Da allora ne sono passati di litri (di vino, ndr) sotto i ponti (dentistici, che ho in bocca, sempre ndr) e di quei soldi neanche l’ombra. Peccato, perché io, che le mie vincite a poker le ho sempre destinate a fare beneficenza a bar e cantine, non ho potuto fare quel bene di cui so di essere capace. E ormai sono rassegnato; perché quando il signor Tapie sembrava essere li li per riaprire la baracca avevo già sentito nel bicchiere il frizzare del vino nuovo e invece anche quella volta era tutto un fuoco fatuo, anzi, un fuoco di soldi depositati che, ancora, sono rimasti un fumo. Ora sono come uno che alla prima notte di nozze scopre che la moglie, prima, molto prima, era un uomo: prima di credere alle notizie voglio vedere la patta la cassa aperta con i miei occhi. Come me sono in tanti, magari con cifre diverse e ben più considerevoli — io dopotutto avevo solo una decina di damigiane di lambrusco depositate —, ma tutti hanno quel leggerissimo amaro in bocca (e la sposa, credetemi, non c'entra per niente) lasciato da soldi che sembrano essersi trasformati da reali a immaginari.


Quindi, caro Jesus, se proprio non vuoi fare il miracolo di ridarceli, che dopotutto quei cazzo di soldi sono nostri, facci almeno il piacere di andartene — morbidamente e con tutto il tuo costume della festa dotato di capelli, cappelli, pizzetto e faccia da duro — facci il piacere, dicevo, di andartela a prendere dritta dritta nel…

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