Da mesi, ormai, si fa un gran parlare della possibilità che alcuni mercati europei regolamentati possano unirsi per creare un bacino d'utenza unico. In principio sono stati Italia e Francia a cominciare a discuterne, poi si è unita la Spagna, e nelle ultime settimane anche il Portogallo.

Da mesi, ormai, si fa un gran parlare della possibilità che alcuni mercati europei regolamentati possano unirsi per creare un bacino d’utenza unico. In principio sono stati Italia e Francia a cominciare a discuterne, poi si è unita la Spagna, e nelle ultime settimane anche il Portogallo.

 

Ma cosa cambierebbe, e cosa succederebbe, se si creasse un mercato unico per il poker online regolamentato europeo?

 

Cominciamo da quelli che sarebbero indubbi vantaggi. In primis, allargare il pool di giocatori significa poter offrire ad esempio tornei con montepremi garantiti molto più elevati. Probabilmente non si arriverebbe ai picchi del Sunday Million di PokerStars.com, ma è chiaro come organizzare costantemente tornei maggiormente remunerativi sarebbe un’attrattiva molto potente non solo per i regular, ma anche per quei giocatori occasionali che sognano di fare il colpaccio della vita, e che magari sarebbero disposti a spendere più volentieri qualche decina di euro.

Dal punto di vista delle poker room online, più giocatori significa naturalmente più soldi. E più soldi, solitamente, si traduce in promozioni e bonus più accattivanti, cosa che si riflette nuovamente sul giocatore, maggiormente invogliato a continuare a giocare. Si creerebbe dunque un circolo virtuoso che farebbe bene a tutto il movimento del poker online in generale, che come abbiamo visto dai dati degli ultimi mesi sta cominciando a soffrire, probabilmente proprio a causa dei confini troppo ristretti.

Dal punto di vista prettamente tecnico, poi, confrontarsi con altre culture, altri modi di giocare, potrebbe senza dubbio contribuire alla crescita e alla maturazione del giocatore medio italiano, forse ancora un po’ troppo acerbo e distante dalla qualità media dei pokeristi di altre nazioni europee, magari addirittura meno popolose o appassionate della nostra.

Chiaramente, e questa è l’altra faccia della medaglia, stiamo parlando di un’ipotesi che ha le sue difficoltà di esecuzione. Una su tutte è proprio la questione delle licenze. Ciascun operatore, nei Paesi che sarebbero coinvolti (come detto Italia, Spagna, Francia e potenzialmente Portogallo), ha dovuto acquistare una licenza diversa: allargare il mercato significherebbe creare un organizzazione ‘super partes’, a livello intraeuropeo, che coordini e armonizzi le differenze a livello normativo. Non dimentichiamoci che per quanto riguarda le tasse, ciascuno Stato ha le proprie norme e soprattutto la propria pressione fiscale.

Complicazioni esecutive a parte, però, quello di un mercato comune sembra essere l’unico futuro per il poker online. Un movimento che ha bisogno di novità, sbocchi, per non rimanere ghettizzato e chiuso, e non rischiare di fare la fine di tutte quelle attività di nicchia che godono di un periodo di boom iniziale, per poi accartocciarsi su se stesse: finire piano piano nel dimenticatoio.

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