Come si fa a non essere romantici con il poker?

'L'arte di vincere' è un bellissimo film nel quale Brad Pitt interpreta il manager di una squadra di baseball alle prese con nuove teorie matematiche. Se vi è già capitato di vederlo, sicuramente avrete pensato anche voi ad un paragone con il poker…

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‘L’arte di vincere’ è un bellissimo film nel quale Brad Pitt interpreta il manager di una squadra di baseball alle prese con nuove teorie matematiche. Se vi è già capitato di vederlo, sicuramente avrete pensato anche voi ad un paragone con il poker…

Come si fa a non essere romantici con il poker? Questo è, in sintesi, il pensiero che mi è nato spontaneo guardando ‘L’arte di vincere‘, film statunitense con Brad Pitt che è stato trasmesso la settimana scorsa in prima visione su Sky. La pellicola è uscita nelle sale circa un anno fa e ha ricevuto diverse nomination agli Oscar del 2012. La trama si basa sul libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game, scritto da Michael Lewis.

Nel film si racconta la storia di Billy Beane, general mangager degli Oakland Athletics, una squadra di baseball in grave difficoltà. Beane decide di affidarsi ad un giovane laureato in economia, Peter Brand, e ai suoi metodi molto innovativi. Gli Athletics sposano una teoria matematica che si basa soprattutto su numeri e statistiche, rendendo obsoleto il lavoro di osservatori e talent scout.

Su PIW ci è già capitato di paragonare il baseball al poker, in quanto sono entrambi degli sport (o skill game se preferite) nei quali le abilità hanno un’importanza superiore rispetto all’atletismo. Ecco perchè le teorie statistiche di Brand fanno pensare agli aspetti probabilistici e numerici del poker. Chi fa il grinder lo sa, c’è poco da inventare quando si massano tavoli e mani: alla fine i risultati mostreranno la bontà del lavoro svolto, nel lungo periodo.

La squadra degli Athletics si guadagna così le finali del campionato, però fallisce nel momento decisivo, quando i numeri del long term non hanno più una importanza primaria e conterebbe di più il talento dei grandi campioni. La stessa cosa può capitare ad un giocatore di poker, vincente nel suo grinding quotidiano, ma magari perdente quando si tratta di sfruttare le occasioni più importanti della carriera. L’esempio più facile da fare è quello di player dell’online che non riesce sul più bello a centrare un risultato live importante.

Ad un certo punto del film Moneyball, il protagonista ha un attimo di debolezza e si chiede: come si fa a non essere romantici con il baseball? Lo stesso dubbio può nascere con il poker. Sì, noi sappiamo perfettamente che esiste un modo corretto di giocare, che i software non sbagliano e danno indicazioni precise a chi li sa utilizzare. Ma poi nei tornei dal vivo può accadere l’impossibile… C’è chi non alzerà mai un trofeo e chi invece riesce a farlo al primo tentativo, da principiante assoluto.

Questo è il bello del poker, che ci sa regalare certezze matematiche e dati inconfutabili, ma anche storie incredibili, delle vere e proprie favole…. Vi invito ovviamente a guardare il film citato e ad esprimere i vostri pensieri a riguardo. Sono pronto a scommettere che anche voi vi chiederete come si fa a non essere romantici con il poker…

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