Negli ultimi giorni qualche giocatore di poker online nostrano ha sollevato un malcostume che sembra essere piuttosto diffuso tra alcuni regulars, ovvero formare gruppi di persone per giocano i tornei in conferenza. Vediamo di approfondire l’argomento.
L’Italia, si sa, è etichettata in tutta il mondo come il paese dei furbetti. Ed il poker online non fa eccezione per questa caratteristica. Il poker online .it è un movimento che ha un suo sottobosco piuttosto fitto, con regulars e mezzi professionisti che ogni sera, o quasi, si affrontano per portare a casa i ricchi montepremi che le poker room mettono loro a disposizione. E dove ci sono soldi da guadagnare, ci sono dei giocatori che cercano di farlo con ogni mezzo a loro disposizione.
Nel poker online esistono dei regolamenti e talune pratiche di collaborazione tra i giocatori non sono tollerate. Pratiche come la collusion o il soft play. Nel primo caso si tratta di quando due o più giocatori si mettono d’accordo per giocare assieme contro gli altri players al tavolo. Il secondo caso è una variante più edulcorata della prima, con due giocatori che tendono a non scontrarsi, ma in sintesi è molto simile alla prima perché non essere nemico di un tuo avversario significa esserci amico.
Quando poi si accordano una moltitudine di giocatori a non giocarsi contro, o addirittura a cooperare durante le lunghe sessioni di tornei multitavolo di poker online, allora la cosa assume proporzioni più nette. Ovvero diventa più evidente, e più facile da individuare, quando alcuni giocatori collaborano tra loro, a scapito di tutti gli altri.
A sollevare la discussione, in maniera piuttosto provocatoria ed ironica ed in combutta con un suo amico e collega, è stato Federico Petruzzelli, che ha dato addosso ad un ipotetico gruppo di giocatori che, come poi evidenziato dalla discussione nata, collaborano insieme per giocare al meglio i tornei, creando così una vera e propria squadra.In tanti sono intervenuti per parlare del fenomeno. E non tutti hanno usato parole di disprezzo per questa che è una pratica illegale ma di difficile dimostrazione. Quindi difficilmente punibile.
Tralasciando le accuse sul chi abbia fatto cosa, in quanto non abbiamo elementi per giudicare, focalizziamo la nostra attenzione sull’ipotesi che due o più giocatori si accordino in chat, via skype o altro che sia, di giocare i tornei in collaborazione. Si dice siano nate vere e proprie squadre di persone che operano in questo modo.
Ebbene se questa cosa fosse vera, c’è chi dice sia così e non abbiamo motivi per credere il contrario, è sicuramente uno dei motivi della crisi del poker online italiano. Non fa bene a nessuno vedere che alcuni giocatori vincono in maniera irregolare. L’utente abituale, quello che gioca tutte le sere o quasi in maniera regolare, cioè senza colludere o far squadra con nessuno, è ovviamente danneggiato dal comportamento dei suoi avversari. Ed è facile capire il perché visto che un conto è giocare un torneo da singolo, tutti contro tutti, ed un altro è giocare da solo contro tre, quattro o addirittura dieci giocatori che decidono assieme come operare in un determinato spot. O peggio, quella volta che capiteranno al tavolo assieme, chi e come mettere in difficoltà un avversario.
Scenario ancora peggiore quello osservato dal punto di vista del giocatore amatoriale, vera e propria linfa vitale per il giocatore professionista e per l’intero movimento. Il rendersi conto, o anche il solo sentir parlare, di pratiche illegali tra più giocatori ai tavoli di poker non è certo di attrattiva per chi sceglie di dedicarsi ad un torneo quella sera della settimana in cui non ha grossi impegni. Spesso un giocatore occasionale è portato a fare una partita di poker per il gusto di passare la serata, ma anche e soprattutto per l’occasione di portare a casa qualche soldino. Venire a sapere che c’è gente che bara e vince i suoi soldi non gli darà certo piacere e voglia a continuare a giocare una volta che la serata gli è andata male. Anzi troverà nell’ipotesi di esser stato truffato il motivo della sua mancata vittoria. Nel tempo diventerà minore la sua voglia di giocare mettendo in ballo i propri soldi. E la prossima volta che gli dovesse tornare quel desiderio la sua mira si sposterà su giochi individuali come il black jack o la roulette dov’è più consapevole di perdere per mera sfortuna e non perché altre persone ti hanno “fregato”.
In definitiva si può quindi dire che quei giocatori che fanno squadra per vincere dei soldi nel breve periodo non sono focalizzati verso il futuro, visto che potrebbe succedere tra non molto che si ritroveranno a giocare praticamente da soli, l’uno contro l’altro e senza nessuno da mettere in mezzo e al quale “vincere” dei soldi. Cosa farebbero a quel punto? Troverebbero un modo di imbrogliare i loro stessi complici? Ipotesi reale perché, come recita un vecchio detto, chi è ladro e anche bugiardo. E a quel punto sarà già troppo tardi per tornare indietro.