In questo editoriale dedicato al poker online in Italia, ho deciso di trattare un argomento molto delicato che riguarda il poker online italiano e le tasse sui profitti che il 90% delle societa’ che operano in Italia poi versa a Malta, Gibilterra, Regno Unito o Irlanda.
Mi sono allora domandato: “ma che senso hanno ormai le poker room.it, quando il 90% delle sale.it non hanno una sede fiscale e non pagano le tasse sui profitti in Italia?”
Molte poker room che operano in Italia con regolare licenza Aams e con dominio.it in realta’ non hanno ne una sede fiscale nel nostro paese, o meglio pagano in Italia esclusivamente le tasse che i giocatori producono giocando a poker online (una percentuale della rake prodotta dai giocatori viene poi versata allo stato) e il costo della licenza, ma i profitti che la societa’ produce vengono poi versati nello stato di appartenenza fiscale della societa‘ che in molti casi’ e’ l’isola di Malta che ha una fiscalita’ molto ridotta rispetto a quella italiana, Gibilterra enclava Inglese in spagna che ha fiscalita’ zero, nel Regno Unito, in Irlanda o in qualche paradiso fiscale.
Quindi la nascita delle poker room online.it in Italia ha portato in Italia esclusivamente le tasse che i giocatori producono giocando a poker nelle sale,it, ma non ha portato in Italia i profitti realizzati dalle sale e tanto meno posti di lavoro.
Va ricordato poi che la maggior parte delle room.it non ha neppure un solo ufficio in Italia,ne un customer service ( in molti casi in Romania, Albania, Malta ecc..) ne tanto meno un lavoratore assunto in Italia, ma operano con il dominio.it e per l’immaginario collettivo sono sale italiane.
A questo punto cosa serve avere delle sale “non italiane” con tanto di dominio.it che non creano un posto di lavoro in Italia, che non pagano i profitti realizzati in Italia, quando si puo’ aprire ad un mercato europeo con dominio .eu, con le tasse che producono i giocatori italiani pagate in Italia e con la possibilita’ per questi operatori di poter operare liberamente con una sola poker room.eu e non con tante piccole sale.it.fr.es ecc…?
Il mio editoriale non e’ contro le societa’ che operano in Italia con regolare licenza e che giustamente cercano di pagare meno tasse avendo residenza in nazioni a fiscalita‘ privilegiata , ma contro una regolamentazione italiana che ormai ha fatto il suo tempo e con il passare degli anni inizia a produrre danni sempre piu’ irrevocabili a questo fantastico gioco.
In meno di sei anni la raccolta e’ crollata dai 900 milioni di euro a poco piu’ di 300, la meta’ degli operatori ha chiuso o e’ fallita, i giocatori attivi sono diminuiti del 50% e gli investimenti delle poker room in Italia nel migliore dei casi sono stati dimezzati o spostati verso altri giochi (scommesse e casino‘) e un singolo operatore ha difatto un monopolio che ha reso il poker online italiano “inutile”.
E’ ora che lo stato si renda conto che il poker online a differenza di tutti gli altri giochi d’azzardo si gioca tra giocatori e non contro un banco e che senza liquidita’ europea questo gioco ha poca speranza di poter continuare in Italia, solo aprendo il mercato ad una liquidita’ condivisa il poker online potra’ tornare a crescere.
Redaelli Tiberio
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@redapiw
Sono uno dei fondatori di Poker Italia Web, la voce libera del gioco. Sono nel settore dei giochi dal 2009 e oltre al poker sono appassionato di scommesse sportive, criptovalute e viaggi.