Aprire subito il mercato del poker online italiano e trasformarlo da liquidita’ nazionale a liquidita’ condivisa europea, questa’ e’ forse una delle migliori soluzioni per cercare di rilanciare un gioco che sopratutto nei mercati regolamentati nazionali e’ in forte difficolta’.

Aprire subito il mercato del poker online italiano e trasformarlo da liquidita’ nazionale a liquidita’ condivisa europea, questa’ e’ forse una delle migliori soluzioni per cercare di rilanciare un gioco che sopratutto nei mercati regolamentati nazionali e’ in forte difficolta’.

 

I tre mercati Europei regolamentati ( Francia, Italia e Spagna) sono in forte difficolta’, in Italia un singolo operatore si ‘e mangiato il mercato creando difatto un Monopolio, in Francia ormai sono rimaste poche sale e solo due (Winamax e Pokerstars) dominano il mercato, mentre in Spagna il mercato e’ talmente piccolo che quasi tutti gli operatori hanno abbandonato il mercato per scarsa produttivita’. E’ di poche settimana fa la notizia che una quarta nazione europea, Il Portogallo seguira’ il modello tracciato dall’Italia della vendita di licenze nazionali valide per il gioco online.

 

In un mercato del poker online mondiale che perde circa il 15% annuo nelle sale.com, la perdita nelle poker room nazionali dei singoli stati e’ ancora maggiore, basti pensare che in Italia e Francia il poker cahs game ha perso piu’ del 25% annuo.

 

Ma cosa cambierebbe, e cosa succederebbe, se si creasse un mercato unico per il poker online regolamentato europeo?

Cominciamo da quelli che sarebbero indubbi vantaggi. In primis, allargare il bacino dei giocatori significa poter offrire ad esempio tornei con montepremi garantiti molto più elevati. Probabilmente non si arriverebbe ai picchi del Sunday Million di PokerStars.com, ma è chiaro come organizzare costantemente tornei maggiormente remunerativi sarebbe un’attrattiva molto potente non solo per i regular, ma anche per quei giocatori occasionali che sognano di fare il colpaccio della vita, e che magari sarebbero disposti a spendere più volentieri qualche decina di euro.

Dal punto di vista delle poker room online, più giocatori significa naturalmente più soldi. E più soldi, solitamente, si traduce in promozioni e bonus più accattivanti, cosa che si riflette nuovamente sul giocatore, maggiormente invogliato a continuare a giocare. Si creerebbe dunque un circolo virtuoso che farebbe bene a tutto il movimento del poker online in generale, che come abbiamo visto dai dati degli ultimi mesi sta cominciando a soffrire, probabilmente proprio a causa dei confini troppo ristretti.

Italia-Francia-Spagna e Portogallo unite? Dal punto di vista prettamente tecnico, poi, confrontarsi con altre culture, altri modi di giocare, potrebbe senza dubbio contribuire alla crescita e alla maturazione del giocatore medio italiano, forse ancora un po’ troppo acerbo e distante dalla qualità media dei pokeristi di altre nazioni europee, magari addirittura meno popolose o appassionate della nostra.

Chiaramente, e questa è l’altra faccia della medaglia, stiamo parlando di un’ipotesi che ha le sue difficoltà di esecuzione. Una su tutte è proprio la questione delle licenze. Ciascun operatore, nei Paesi che sarebbero coinvolti (come detto Italia, Spagna, Francia e Portogallo), ha dovuto acquistare una licenza diversa: allargare il mercato significherebbe creare un organizzazione ‘super partes’, a livello intraeuropeo, che coordini e armonizzi le differenze a livello normativo. Non dimentichiamoci che per quanto riguarda le tasse, ciascuno Stato ha le proprie norme e soprattutto la propria pressione fiscale.

Complicazioni esecutive a parte, però, quello di un mercato comune sembra essere l’unico futuro per il poker online. Un movimento che ha bisogno di novità, sbocchi, per non rimanere ghettizzato e chiuso, e non rischiare di fare la fine di tutte quelle attività di nicchia che godono di un periodo di boom iniziale, per poi accartocciarsi su se stesse: finire piano piano nel dimenticatoio.

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