In questi giorni su PokerStars.com diversi grinder noti stanno attuando uno ‘sciopero’ per protesta contro le nuove politiche della room. Qualcuno ha provato a proporre la stessa cosa in Italia, ma tutto questo può avere davvero un senso o un’utilità?
Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato della mobilitazione promossa da Dani ‘Ansky’ Stern per protestare contro PokerStars.com e le sue nuove politiche sui software e sulla rake. Molti noti grinder internazionali hanno aderito a questo ‘sciopero’ organizzato nel giro di poche ore. Non sappiamo di preciso come stia andando il boicottaggio, probabilmente lo scopriremo più avanti dai dati del traffico. Nel frattempo però qui in Italia c’è chi ha provato ad organizzare al volo una cosa simile tra i grinder italiani…
Rocco Palumbo attraverso le sue pagine Facebook ha provato ad imitare i colleghi del ‘punto com’ e a richiamare l’attenzione dei giocatori nostrani. L’iniziativa di Palumbo, per quanto apprezzabile, non sembra però aver riscosso molto successo. Del resto per fare qualcosa di concreto bisogna organizzarsi in anticipo e magari evitare proprio questo periodo di fine anno, dove molti grinder voglion accumulare gli ultimi FPP per diventare SNE o ottenere qualche altro status importante.
Comunque sia le discussioni di questi giorni hanno risollevato una questione delicata. Ha davvero senso fare uno ‘sciopero ‘ contro una poker room o comunque boicottare i suoi tavoli online? Diciamo subito che rispetto ad anni fa, la situazione ora è alquanto diversa. PokerStars ormai ha praticamente il monopolio del mercato e quindi non si tratta più di boicottare una room in particolare, ma di protestare contro le decisioni di un’azienda che può decretare l’andamento del mercato stesso e il futuro del gioco.
A favore di Palumbo e degli altri grinder italiani, va detto che nel ‘punto it’ forse le proteste potrebbero essere più efficaci considerato i numeri in ballo rispetto al ‘punto com’. Nei tornei con garantito la presenza dei top reg è importante e le loro assenze potrebbero anche portare a dei garantiti bucati. Il problema però è che le nuove politiche di PS hanno proprio lo scopo di allontanare i professionisti e di favorire i giocatori amatoriali…
Che senso ha vedere i reg sparire dalla room per protesta quando è proprio questo in un certo senso l’obiettivo della stessa azienda? Gli obiettivi di PokerStars ormai sembrano abbastanza chiari, gli investimenti vengono fatti solo per favorire nuovi giocatori o comunque giocatori amatoriali. Non si pensa più ai grinder professionisti, ma piuttosto ai giocatori da casinò.
Pensate solo alle campagne pubblicitarie con calciatori del calibro di Cristiano Ronaldo e Neymar. Servono naturalmente per ‘catturare’ qualche sportivo che potrebbe divertirsi con il poker online. La loro presenza è ben gradita dagli ‘squali’ dei tavoli che però non sono più i benvenuti…
La dura e cruda verità è difficile da accettare, ma i poker pro da persone intelligenti si stanno rendendo conto della situazione. Così come sono riusciti ad inventarsi un vero e proprio lavoro dal nulla, dovranno valutare anche la portata delle nuove difficoltà da affrontare. Il gioco prima o poi esisterà solo un divertimento? Lo scenario per ora non è così tragico, i migliori riuscirebbero a guadagnare bene anche senza software o rakeback. In un futuro non molto lontano comunque scopriremo quale sarà il destino del gioco.