Il poker italiano è poco valutato, oppure le critiche che piovono spesso sui nostri giocatori sono reali?. Cerchiamo di capire quanto possa influire la prevenzione verso il movimento del poker italiano.
Abbiamo un giocatore, Filippo Candio, tra i November Nine delle WOSP 2010. Portiamo spesso e volentieri giocatori ai final table dei maggiori tornei a livello europeo e il nostro è uno dei mercati più floridi per quanto riguarda il poker online. Ciò nonostante siamo considerati un movimento rozzo che, senza l’invisibile aiuto della dea bendata, può ambire a poco o niente. Anche online le cose non cambiano e chiunque si sia avventurato nelle sale “Punto Com” lo sa bene; alcuni giocatori stranieri fanno in modo che la nazionalità visualizzata a lato del loro nickname sia Italy in modo da convincere gli avversari di essere un inetto o, come vuole un gergo di slang tecnici, un donk.

Ma le cose stanno veramente così? hanno ragione a criticare il nostro movimento nonostante i buoni risultati a cui abbiamo accennato in apertura? Sarà una risposta scontata ma vale, anche in questo caso, accennare al giusto mezzo aristotelico o, per dirla in parole povere, la verità e la misura corretta della valutazione stanno nel mezzo.
Io faccio il blogger, seguo i tornei live e ne riporto le azioni salienti in diretta cercando di raccontare l’azione nel modo più preciso possibile. Sapete che vi dico? I giocatori italiani non sono certamente più abili degli stranieri; chiaramente stiamo parlando della media del field che ho potuto osservare, non dei singoli giocatori. Ma non siamo nemmeno così inferiori. Siamo malvisti e gli sguardi e le opinioni a noi riservate sono selettive e danno molta più attenzione alle nostre brutte giocate piuttosto che a quelle degli altri.

Ne è un esempio la mano di Filippo Candio contro Cheong alle World Series. Il mondo intero l’ha vista e condannata; in pochi ricordano invece la mano fortunata di Cheong contro Speranza, nella quale il Pro di GDPoker trova l’out con AK vs A8 del cinese. Certo qualcuno mi dirà che le probabilità di vittoria erano molto inferiori per Candio, ma, secondo il mio modesto parere, entrambe le giocate derivano da una lettura errata dell’avversario e tutto il resto viene da sé.
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Nell’esempio della mano di Candio, Cheong 3betta per valore da bottone con Ap Af su un’apertura da UTG+2 di Filippo con 7p 5p. Questi deve identificare la puntata e cercare di classificarla tra almeno due categorie: puntata per valore o resteal. Una volta al flop, 5f 6c 6f, la decisione di Candio è quella di check raisare Cheong che, in teoria non dovrebbe avere nessun 6 o nessun 5 nel suo range di 3bet. Così è infatti: check di Filippo, bet di 1.550.000 su pot da 2.630.000 di Cheong e raise fino a 4.400.000 dell’azzurro che, dopo questa mossa, si lascia dietro 7.700.000.

A questo punto la mano è piuttosto standard, il push è d’obbligo per Cheong che, come sappiamo deve difende i suoi assi dai progetti offerti dal board, sapendo di partire svantaggiato solo nel caso in cui Filippo abbia legato il sei. Il call di Candio è altrettanto scontato nel momento in cui esso faccia fede alla sua lettura originaria che, evidentemente era di due overcard non accoppiate, e, non da ultimo, il fatto che l’azzurro sia ormai committato al piatto di 26.830.000. Ovvio però che, data la polarizzazione del range dell’avversario, anche gli spettri delle overpair si siano affacciati alla mente di Candio che comunque non può più, a mio parere, foldare.
Il resto lo conosciamo tutti e il turn 8p unito al river 4f danno a Candio una scala backdoor che gli consente di continuare la sua gara. Indubbiamente la mano di Filippo contiene un errore, su quello nemmeno lui ha dubbi avendolo dichiarato in più di un’intervista. È mia opinione che l’errore sia preflop, dove Candio decide di entrare nel piatto con una mano del tutto speculativa avendo uno stack che si committa facilmente specialmente considerando lo stack dell’avversario.

Dopo questa lunga spiegazione capiamo che la mano di Filippo non è stata mostruosamente errata, ma, originata da un errore di valutazione, è stata poi portata avanti nella sua corretta linearità. Poco importa poi come sia finita, così come a poco è importato di come sia finita la mano in cui Cheong ha eliminato Speranza al quale è stato evidentemente attribuito un range di push troppo wide dall’avversario. Ed è proprio in questi casi che può facilmente sorgere il dubbio che nei confronti del movimento italiano nascano critiche fin troppo risonanti sospinte da uno sguardo prevenuto e per nulla in buonafede. Il movimento del poker tollera di buon grado che Hruby scoppi gli assi di Luca Cainelli al final table EPT, ma non vuole vedere un italiano fare la stessa cosa ad un avversario straniero.
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi