Doyle Brunson torna a parlare del caso Full Tilt Poker

Texas Dolly, che ha ricevuto parecchie critiche per essersi schierato apertamente a difesa dei suoi amici Howard Lederer e Chris 'Jesus' Ferguson, ha precisato ancora una volta il suo punto di vista. Secondo lui, le colpe maggiori ricadono su Ray Bitar.

Texas Dolly, che ha ricevuto parecchie critiche per essersi schierato apertamente a difesa dei suoi amici Howard Lederer e Chris 'Jesus' Ferguson, ha precisato ancora una volta il suo punto di vista. Secondo lui, le colpe maggiori ricadono su Ray Bitar.


Si dice che chi parla molto, spesso in realtà ha ben poco da dire. Doyle Brunson è la classica eccezione che conferma la regola: pur essendo sempre parecchio ciarliero, raramente quando apre bocca, o mette mano alla tastiera di un pc, ne esce qualcosa di scontato o superficiale. Se la sua prima dichiarazione sul caso Full Tilt Poker ha destato scalpore (ha difeso a spada tratta sia Howard Lederer che Chris Ferguson), nella seconda e più dettagliata ha deciso di chiarire come la pensa.

Il pluri-campione del mondo ha confermato tutto il suo appoggio agli amici Lederer e Ferguson, dicendosi pronto a scommettere sulla loro buona fede. Ma Brunson va oltre, puntando il dito su Ray Bitar, che secondo il decano del Texas Hold'em è la figura maggiormente responsabile di quanto è successo a Full Tilt Poker prima e soprattutto dopo il Black Friday.

Secondo Doyle Brunson, infatti, Bitar è ed era l'unico a conoscere in maniera approfondita tutti gli aspetti della poker room, compresi quelli economici. In tutti i documenti dell'azienda, non a caso, compariva solo il suo nome: sulle licenze di gioco, sui conti bancari e via dicendo. Riferendosi a una partita di Chinese Poker, giocata prima che scoppiasse lo scandalo del Black Friday in compagnia dello stesso Bitar, di Eli Elezra e di Howard Lederer, Brunson riferisce di come, dalle conversazioni, avesse già capito che era Bitar a tenere in mano le redini dell'azienda.

In buona sostanza, Brunson “accusa” i suoi amici Lederer e Ferguson di superficialità, di essersi fidati evidentemente della persona sbagliata. Non a caso, dice Doyle, Ferguson ha lasciato sui conti di Full Tilt Poker qualcosa come 40 milioni di dollari. Perché l'avrebbe fatto, se avesse sospettato qualcosa di poco pulito, o se avesse temuto di poter perdere tutti quei soldi? Doyle si è anche detto sicuro che, subito dopo il Black Friday, i dirigenti di Full Tilt Poker abbiano tentato di trovare un accordo in modo da restituire ai giocatori americani i loro fondi, ma che in qualche modo l'operazione sia saltata.

Nel suo lungo sfogo, ha parlato anche di come la causa intentata da uno degli azionisti di Full Tilt abbia di fatto sgomberato il campo dei possibili acquirenti della poker room, individuando proprio in questo fatto una delle colpe più gravi. Cattive scelte e ostinazione nel non accettare la situazione: queste sono, per Brunson, i punti chiave che hanno portato Full Tilt Poker alla situazione disastrosa in cui si trova ancora oggi.

C'è spazio anche per una precisazione su un suo presunto screzio con Daniel Negreanu. Brunson ha tenuto a spegnere sul nascere ogni eventuale polemica, dichiarando di essere in ottimi rapporti con il Poker Kid, che lui considera un amico, nonostante abbiamo diversi punti di vista su tante cose, e nonostante in passato non siano mancate anche molte discussioni tra loro. Doyle si è limitato a sottolineare come, dal suo punto di vista, Daniel abbia semplicemente esagerato nel suo video-blog, quando ha etichettato Lederer e Ferguson con epiteti ben poco eleganti.

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