Solitamente le ricerche più strambe arrivano dagli Stati Uniti e ogni tanto fanno capolino sui giornali di tutto il mondo presentate come quasi-verità presentate con toni scientifici che alle volte proprio cozzano con l’oggetto dello studio.
Solitamente le ricerche più strambe arrivano dagli Stati Uniti e ogni tanto fanno capolino sui giornali di tutto il mondo presentate come quasi-verità presentate con toni scientifici che alle volte proprio cozzano con l’oggetto dello studio.
Solitamente le ricerche più strambe arrivano dagli Stati Uniti e ogni tanto fanno capolino sui giornali di tutto il mondo presentate come quasi-verità presentate con toni scientifici che alle volte proprio cozzano con l’oggetto dello studio.
Quella che vi presento oggi viene dal Canada, più precisamente dalla multietnica Montreal. Una ricercatrice della Concordia University ha monitorato il comportamento di 8.566 giocatori d’azzardo e i risultati non lascerebbero spazio a molte interpretazioni: gambling e abuso di alcool e droghe sono strettamente correlati fra loro.
«C'è una crescente preoccupazione riguardo all'aumento del gioco d'azzardo online e su come influisca sulla salute delle persone», afferma l’autrice della ricerca Sylvia Kairouz che individua proprio nel gambling l’origine delle altre forme di dipendenza. Secondo la studiosa non sarebbero quindi alcool e droghe a veicolare le pulsioni dell’individuo verso il gioco d’azzardo bensì l’esatto contrario. Il modus operandi di Sylvia prevedeva la compilazione di un lungo questionario da parte di tutti gli individui facenti parte del campione di studio. Quasi tutti i giocatori d’azzardo intervistati hanno dichiarato di non disdegnare un bicchierino condito con una boccata di cannabis o derivati.
Non ho gli strumenti adatti per analizzare la correttezza dei metodi di analisi, quindi non prendo nemmeno in considerazione l’idea di confutare i dati della ricerca nel merito dei risultati raggiunti. Quello che però posso notare è che anche in questo caso non si fa alcuna distinzione tra il giocatore di poker e quello di roulette. Una categorizzazione veniale direbbero alcuni, troppo fine direbbero altri. La verità, conosciuta da chiunque sia minimamente consapevole di questo settore, è che un pokerista e un giocatore di roulette non possono stare nel medesimo campione di studio. Troppe divergenze, troppi pochi aspetti in comune; e l'omogeneità del campione è un problema che un ricercatore deve sempre porsi.
Il campione costruito da Sylvia Kairouz per la sua ricerca non tiene conto di questo aspetto fondamentale e finisce con l’accomunare elementi troppo eterogenei. Roulette, blackjack, slot machine e poker finiscono tutte nello stesso calderone generando una confusione assordante. Ma il problema non è Sylvia. Il problema, ancora una volta, è il modo in cui l’immagine del poker è veicolata e percepita da tutti coloro che non fanno parte di questo mondo, da chi non sa quanto sudore serva per essere vincenti al tavolo e da chi ignora che a monte di tutto il vero nocciolo della questione sta nella scelta, possibile per il giocatore di poker, tra il gioco inconsapevole e quello studiato e misurato. Questo rende il poker assolutamente diverso da roulette e affini, una differenza macroscopica che non può essere ignorata MAI, nemmeno per un momento, nemmeno per una stupida ricerca a questionario da pubblicare su una patinatissima rivista a stelle e strisce.