I migliori spunti offerti da “All-in: The Poker Movie”

All-in: The Poker Movie è un film documentario di cui vi avevamo parlato in un articolo pubblicato pochi giorni fa. Un progetto ambizioso e importante per un movimento che ha molto bisogno di spiegare se stesso a chi non ne fa parte. 

All-in: The Poker Movie è un film documentario di cui vi avevamo parlato in un articolo pubblicato pochi giorni fa. Un progetto ambizioso e importante per un movimento che ha molto bisogno di spiegare se stesso a chi non ne fa parte. 

 

Fra gli articoli più interessanti comparsi online in occasione del lancio cinematografico del film un posto d’onore spetta senz’altro a quello di Aaron Todd che sulle pagine di CasinoCityTimes elabora un decalogo degli aspetti più riusciti di questo documentario.

 

Si diceva che il poker ha bisogno di spiegarsi, di farsi riconoscere e comprendere per quello che è, senza sensazionalismi o inutili montature. È chiaro però che la voce di questa spiegazione non debba essere sempre autoreferenziale e proveniente dal movimento stesso. Il fatto che nel film sia concesso molto spazio a persone che raramente sentiamo parlare di poker è visto come un punto di forsa da Aaron che spiega che «It makes the poker community seem less insular than it can sometimes feel when you only hear the perspectives of the people who earn their livelihoods in the industry»1.

 

Un altro grande merito va al regista Douglas Tirola che non ha certo risparmiato critiche, a tratti aspre, verso il governo americano colpevole di aver ostacolato a più riprese uno dei mercati che maggiormente avrebbe aiutato nei momenti di crisi che stiamo vivendo. È così che l’UIGEA è al centro del dibattito proposto dal film-documentario e anche questo aspetto della visione ha favorevolmente colpito Aaron.

 

Non voglio riproporre tutto il decalogo, rimandandovi piuttosto alla lettura di quello completo direttamente dalla penna di Todd. Dirò soltanto che al primo posto di questa speciale classifica Aaron decide di inserire la storia di Chris Moneymaker. In parte perché costituisce la spina dorsale della narrazione — dopotutto il poker moderno è nato con Chris —, in parte perché come ci conferma Todd «I knew he qualified for his seat in the 2003 WSOP Main Event through a $39 satellite on PokerStars, but I never knew that he was planning on finishing fourth in that satellite so he could get the $8,000 cash prize instead of being forced to play in the Main Event.»2

 

  1. «Fa sembrare la community dei pokeristi meno ristretta di quanto a volte possa sembrare quando ascolti solo le opinioni delle persone che traggono il loro sostentamento da questa idnustria»
  2. «Sapevo che si era qualificato al Main Event delle WSOP 2003 con un satellite da $39 su PokerStars, ma non avevo mai saputo che avesse progettato di finire quarto a quel satellite in modo da poter prendere subito $8.000 cash senza essere obbligato a giocare il Main Event. 
Seguici sui nostri social:
Facebook
Twitter
Youtube
Instagram
SOCIALICON

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri social
Facebook
Twitter
Youtube
Instagram
SOCIALICON
© 2024 Pokeritaliaweb.org - Piw network srl - Codice Fiscale e Partita IVA: 04450280757 - Numero REA: 292720 - Via Cassala 55, 20143, Milano - Tutti i diritti sono riservati - info@pokeritaliaweb.org