La Francia come l’Italia: i mercati nazionali a picco

Non è solamente il mercato italiano a battere la fiacca. Dalla Francia arrivano i dati di Arjel e anche per i cugini transalpini è arrivato il momento della lenta ma inesorabile discesa. Sono sempre meno i giocatori e sempre minore la spesa procapite.

Non è solamente il mercato italiano a battere la fiacca. Dalla Francia arrivano i dati di Arjel e anche per i cugini transalpini è arrivato il momento della lenta ma inesorabile discesa. Sono sempre meno i giocatori e sempre minore la spesa procapite.

Secondo i dati resi noti da Arjel — l’equivalente francese di AAMS — il poker online transalpino sta inesorabilmente perdendo la capacità di attirare l’utenza. Sono sempre meno le persone che decidono di giocare e, fra quelli che ancora si dimostrano affezionati, in molti sono passati dal poker cash ai meno tassati MTT diminuendo anche la spesa per i buy-in. Il trend si conferma mese dopo mese da ormai un anno nonostante non siano mancati i tentativi di ristabilire l’equilibrio. Il problema della rake elevata è sempre stato un fardello del mercato francese che, proprio nei giorni successivi all’inaugurazione, trovò le barricate dell’utenza inviperita per la scelta di prelevare la rake anche nei piatti preflop sui tavoli da poker cash.

Sembra dunque che le sorti dei mercati nazionali siano soggette a un comune percorso di decadimento di cui, fortunatamente, nemmeno l’Italia ha ancora visto il culmine. Eppure è questa la strada che molti stati europei continuano a battere incuranti dell’esperienza delle nazioni pioniere che in pochi anni si sono scontrate con una saturazione irreversibile, causa dell’allontanamento di molti appassionati. Ciò nonostante il tanto sospirato mercato comune europeo, l’unico che al momento sembrerebbe in grado di risolvere i problemi sorti dopo la nazionalizzazione dei giochi online, è ancora un miraggio vagamente sagomato all’orizzonte e le singole nazioni sembrano ignorare volutamente le ulteriori possibilità di guadagno offerte da un mercato non saturo.

Cercare di comprendere il perché di questa mancata reazione al problema non è semplice. Da una parte la scarsa conoscenza dell’argomento trattato e la conseguente quasi totale mancanza di distinzione tra i vari settori del gambling online hanno portato alla creazione di un calderone concettuale impossibiile da sanare in breve tempo. D’altro canto il conservatorismo in merito al gioco d’azzardo — o presunto tale nel caso del poker — fa sì che l’impegno della politica verso il settore sia pressoché nullo. Colpa di un moralismo latente che, puntualmente, arriva a colpire proprio uno dei settori con più margini di sviluppo.  

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