Nel corso delle WSOP APAC abbiamo assistito al nono successo ad un torneo delle World Series per quello che è giudicato da molti quale il giocatore di poker più forte al mondo. Ma Doyle Brunson non è d'accordo con gli entusiasmi suscitati da questa ennesima vittoria.
Con la vittoria dell'evento #3 delle WSOP APAC lo statunitense Phil Ivey si porta a quota nove braccialetti WSOP conquistati, raggiungendo al quarto posto di questa speciale classifica il compianto Johnny Moss ed andando ad insidiare il secondo posto di Johnny Chan e Doyle Brunson, fermi a quota 10 braccialetti entrambi ormai da diversi anni.
E proprio la leggenda vivente del poker live, il texano Doyle Brunson, ha avuto da ridire sulla conquista di questo nono braccialetto WSOP da parte di Ivey. Con un messaggio su Twitter, TexasDolly si è inizialmente complimentato con Phil per questa sua nuova vittoria, ma poi ha avuto da ridire sulla qualità di questa vittoria e sul fatto che un evento delle WSOP non giocato a Las Vegas non vale una vittoria delle World Series tradizionali.
E su questo punto sicuramente non ha torto il buon Doyle in quanto il torneo vinto da Ivey contava soltanto 81 giocatori, un field che non si avvicina nemmeno lontanamente ai minimi dei tornei di Las Vegas, che contano presenze per almeno un paio di centinaia di giocatori ad ogni evento. Senza tralasciare il discorso sulla qualità del field, con i più forti professionisti del poker live che si incontrano annualmente alle
WSOP statunitensi. Mentre per queste che sono le prime Series giocate in terra australiana il field non è nemmeno lontanamente comparabile.
Resta comunque il prestigio di un trofeo ambito da forse tutti i giocatori di poker live e che, pure se fosse lo stesso Doyle Brunson a vincere in uno stato che non fossero gli USA, andrebbe ad accrescere la sua fama e notorietà anche nei pressi di quei luoghi giudicati ad oggi come le nnuove frontiere del poker live: Asia, Sud America ed Australia appunto.