Suicidio Matt Roth, il padre dà la colpa al Black Friday!

Una triste vicenda ci giunge dall’America. Matt Roth, 26enne di Faibanks in Alaska, grinder di professione noto online con il nick di 'notnmyhous' su Full Tilt Poker e 'mattroth' su Pokerstars, si è suicidato, purtroppo, pochi giorni fa.

Una triste vicenda ci giunge dall’America. Matt Roth, 26enne di Faibanks in Alaska, grinder di professione noto online con il nick di 'notnmyhous' su Full Tilt Poker e 'mattroth' su Pokerstars, si è suicidato, purtroppo, pochi giorni fa.


Il bravissimo regular si è sparato alla testa mentre era seduto nella sua auto nel parcheggio di un casino a Las Vegas, dove era arrivato pochi giorni prima, presumibilmente per disputare qualche torneo di poker. Grande sgomento nella comunità pokeristica americana. Su un noto forum un suo amico di Fairbanks addita al Black Friday come causa principale del suicidio del giovane poker player:

Matt non era più lo stesso dopo il Black Friday. Fairbanks è una piccola città dove tutti si conoscono. Quando è tornato in città tutti lo sapevano. Ogni amico che vedeva gli chiedeva quanti soldi avesse bloccati. Inoltre un inverno a Fairbanks è duro per chiunque, e sono sicuro che non lo abbia aiutato a curare la sua depressione. Vi garantisco però che se non ci fosse stato il Black Friday Matt sarebbe ancora vivo
Las Vegas Queste le dichiarazioni di suo padre, Bill Roth, rilasciate al Review Journal: “Gli agenti del governo federale, con lo stop del gioco online dell’aprile 2011, il famigerato Black Friday, hanno bloccato tutti i soldi di mio figlio, non gli era più possibile giocare online ed alla fine è come se avessero preso anche lui. Hanno preso la sua autostima, la sua vita ed i suoi obbiettivi”.

Matt da allora è entrato in una spirale di ansia e depressione senza più riuscire a sollevarsi. Prosegue suo padre:

 

I soldi non comprano la felicità, la felicità viene da dentro e dopo il Black Friday Matt non ha mai fatto nessuno sforzo per nascondere la sua depressione. Parlava poco con noi famigliari e nonostante avessimo cercato di convincerlo ad avvalersi di cure mediche, la situazione è stato un continuo peggioramento. Ha provato a trasferirsi in Canada per continuare la professione di poker player, ma il danno mentale era già stato fatto. La prossima volta che vediamo una persona senza casa, seduto sulla strada, sapremo che non è un singolo evento che l’ha fatto arrivare li, ma una serie di eventi concatenati. Abbiamo tutti bisogno di avere più compassione. Mio figlio era solo un grande giocatore di poker”.

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