Negli USA esce un libro molto interessante che si intitola ‘Gambling with the miyth of the American Dream’. L’autore Aaron Duncan definisce il poker come il più capitalista tra i giochi di carte. Scorpriamo insieme cosa intende dire.
Negli USA esce un libro molto interessante che si intitola ‘Gambling with the miyth of the American Dream’. L’autore Aaron Duncan definisce il poker come il più capitalista tra i giochi di carte. Scorpriamo insieme cosa intende dire.
Negli USA esce un libro molto interessante che si intitola ‘Gambling with the miyth of the American Dream’. L’autore Aaron Duncan definisce il poker come il più capitalista tra i giochi di carte. Scorpriamo insieme cosa intende dire.
Il dottor Aaaron Duncan, specializzato in retorica e cultura pubblica, tiene all’università del Nebraska un dottorato sulla retoria dello sport e la cultura dei miti. Questo 2015 vedrà nelle librerie americane l’uscita del suo nuovo libro, che parla di gambling e del famoso mito americano. Duncan parla in particolare del poker in molti suoi scritti e dice delle cose piuttosto interessanti…
Prima di tutto Duncan definisce il poker ‘il più capitalista dei giochi di carte’. Ecco perché: “L’abilità dei giocatori professionisi di poker sta nel capire, tollerare e controllare il rischio, Sono degli interpreti perfetti del contemporaneo sistema economico. Certe skills sonon fondamentali per il successo e la sopravvivenza“.
In un articolo pubblicato dal Western Journal of Communication, il dottor Duncan ha analizzato nello specifico il famosissimo caso di Chris Moneymaker: “La storia di Moneymaker non riguarda solo un giocatore amatoriale che è stato fortunato ed ha vinto. Parla di un uomo che si è fatto da solo, richiama una cultura americana che va oltre il poker“.
Fin dalle origini degli Stati Uniti, gli emigranti europei hanno sempre ricercato oltre l’oceano Atlantico quel mito, quel sogno americano che per alcuni si è avverato. Moneymaker ha riportato dunque alla luce antichi miti, ancora attuali: “Ha dimostrato che chiunque può diventare il prossimo campione del mondo di poker“.
Magari non saranno parole molto lusinghiere nei confronti di Moneymaker, ma fanno sicuramente riflettere. Duncan nei suoi scritti insiste poi sulla ‘società del rischio’ nella quale ormai viviamo tutti i giorni. Le oscillazioni in borsa, le guerre, il riscaldamento globale e il terrorismo ci costringono a misurarsi quotidianamente con il rischio.
Duncan dice a proposito: “Se noi viviamo in una società basata sul rischio, cosa c’è di meglio del poker per capirla? Dopo tutto, il poker è un gioco dove il successo dipende dalla comprensione del rischio. La condizione moderna prevede che il rischio venga tollerato e controllato nel migliore dei modi“.
Il poker però non produce nulla, non può essere la base di una società: “I giocatori di poker accumulano skills ma non producono nulla, sono estranei dal mercato tradizionale. Sono figure simili ai trader, agli uomini della finanza di Wall Street. L’unico scopo è quello di guadagnare benessere a discapito di altri. Non si crea nuovo benessere, ma si punta a ridistribuirlo“.