Poker online: Isolare un avversario in all in – 1a Parte

Vi proponiamo un interessante articolo scritto da Matthew Hilger che ci aiuta a distinguere fra le situazioni in cui si dovrebbe cercare di buttar fuori un avversario e quelle in cui si dovrebbe semplicemente provare ad accumulare più chips.

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Vi proponiamo un interessante articolo scritto da Matthew Hilger che ci aiuta a distinguere fra le situazioni in cui si dovrebbe cercare di buttar fuori un avversario e quelle in cui si dovrebbe semplicemente provare ad accumulare più chips.

  

Questa la prima parte dell’interessante articolo pubblicato da Pokerpages e tradotto dal nostro Ruskie per tutti i lettori di PokerItaliaWeb.

Isolare un avversario in all-in: una mano in bolla del tavolo finale alle WSOP

“Molti giocatori fanno fatica a distinguere fra le situazioni in cui dovrebbero cercare di buttar fuori un avversario e quelle in cui dovrebbero semplicemente provare ad accumulare più chip possibili.

Mi sono trovato io stesso in uno scenario, durante l’evento 44 delle World Series of Poker – $1.500 no-limit hold’em (sono le WSOP del 2006, NdT), nel quale i miei avversari hanno pensato che fossi assolutamente in confusione.

 

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Un final table delle WSOP di Las Vegas

 

C’erano ancora 11 giocatori rimasti nel torneo. Io avevo circa $45.000 in chip, con una media di circa $65.000. Il decimo e l’undicesimo posto pagavano 7.222 dollari, mentre il primo posto pagava quasi 200.000 dollari. Eravamo ad una sola eliminazione dal final table, e i bui erano a $2.000-$4.000 con un ante di $500.

Al mio tavolo eravamo in cinque, ed il giocatore under the gun andò all in per $6.500. Ero nel grande buio, e già pensavo che quella era una grande situazione per me. Il giocatore sul cutoff chiamò i $6.500, e così fecero bottone e piccolo buio. C’erano $32.500 nel piatto ed io dovevo chiamare solo $2.500 per vedere il flop.

 

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Uno dei vincitore del mitico braccialetto WSOP

 

I miei avversari speravano ovviamente di eliminare il giocatore in all-in in modo da arrivare al final table. Avevano scelto di fare solo call per $6.500, il che rappresentava debolezza, considerato l’ammontare di chip già nel pot. Il piatto era più o meno la metà di uno stack medio!

La scelta più semplice sarebbe stata quella di vedere un flop a poco prezzo sperando di eliminare il giocatore in all-in, proprio come chiunque altro al tavolo stava pensando. Magari sarei stato fortunato e la mia mano avrebbe vinto la gara a cinque, ma io non stavo giocando per arrivare al tavolo finale. Non c’era neanche un salto nei premi fra l’11° e il 10° posto.

Il mio obiettivo era quello di vincere il torneo, e c’era un piatto davanti a me che avrebbe potenzialmente potuto aumentare il mio stack di più del 50 per cento. Quel piatto rappresentava un bel mucchio di munizioni per aiutarmi a raggiungere il mio obiettivo.

 

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L’obbiettivo è sempre quello di vincere

 

Prima ancora di guardare le mie carte, sapevo già cosa avrei fatto: raise! Se avessi potuto ottenere di far foldare i tre avversari restanti che avevano ancora chips, avrei dovuto rischiare solo $2.500 chip per vincerne $32.500 in una mano in heads-up! Avrei potuto avere anche 7-2 non a colore contro A-A, e ancora sarei stato felice di prendermi quel rischio! Alla fine la mia mano era 5-3o.

La situazione in questo caso richiedeva assolutamente un rilancio con qualunque paio di carte io avessi. L’unica questione era quanto rilanciare. Se avessi rilanciato troppo, un avversario avrebbe potuto immaginare debolezza e decidere di chiamare con una mano mediocre. Se avessi rilanciato troppo poco, avrei dato ai miei avversari le odds per chiamare.

 

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Il sogno di tutti i players, giocare un heads up finale alle WSOP

Decisi di rilanciare per altre $17.000, il che, col senno di poi, credo fosse un rilancio troppo piccolo. Sicuramente aveva lasciato nei miei avversari l’impressione che volessi essere chiamato e mostrato molta forza, ma stavo anche offrendogli pot odds di 3 a 1 per il call”.

 

Troverete a breve, sempre sulla home di PokerItaliaWeb, la seconda parte del racconto scritto da Matthew Hilger.

PokerItaliaWeb Staff

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