Teoria Sit&Go: Call preflop e Auto Shove post flop

Due situazioni molto delicate, due giocate completamente fuori dal comune buon senso pokeristico, due mosse che però potrebbero rivelarsi +EV. Questo almeno secondo Dan Katz, noto player e articolista americano. Voi che ne pensate?

Due situazioni molto delicate, due giocate completamente fuori dal comune buon senso pokeristico, due mosse che però potrebbero rivelarsi +EV. Questo almeno secondo Dan Katz, noto player e articolista americano. Voi che ne pensate?

Primo scenario
Siamo sul BB, paghiamo le 150 chip necessarie e rimaniamo con 550. Tutti foldano fino al BTN (stack 2.500) che rilancia a 300. Folda lo SB. Abbiamo QcJc, che fare?
 
Per quanto riguarda la teoria standard dell’ICM siamo in una fase push or fold, ma a ben vedere, ci spiega Dan, non abbiamo davvero più fold equity. Anche optando per il push infatti la situazione che si presenterebbe al BTN sarebbe quella di dover mettere 400 per 1.075 con Pot Odds di circa 2,7:1. Sostanzialmente il BTN pur non avendo un mano molto forte ci chiamerà davvero quasi sempre, sia per pot commiting, sia per PO abbastanza favorevoli considerando che il vostro range di push è molto ampio.
 
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Post flop chiamerà solo chi abbia hittato.
 
Cosa ci suggerisce Dan? Limitarci al call per poi attuare uno Shove su qualsiasi flop. Cosa otteniamo con questa particolare mossa?
L’avversario chiama: in questo caso non è cambiato nulla rispetto al preflop, le vostre made hand si ritroveranno a scontrarsi sul board e il verdetto finale lo saprete al calar del river.
 
L’avversario folda: perché dovrebbe foldare a questo punto? Supponiamo che il flop sia stato completamente mancato da entrambi e che il nostro avversario abbia rilanciato con una delle mani appartenenti al suo middle o bottom range. Nel caso in cui abbia completamente mancato il flop sarà molto più propenso al fold ora di quanto non lo fosse prima delle tre carte comuni non avendo più nulla in cui sperare concretamente. 
In altre parole: pur avendo semplicemente ritardato il push – senza alcuna intenzione di foldare su nessun flop, beninteso – siamo riusciti a modificare il range di call del nostro avversario guadagnando così equity nella mano.
 
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Ricordatevi di ragionare sempre per range!
 
Secondo scenario
Anche in questo caso parliamo di call preflop e auto shove post flop. Siamo ancora sul BB che questa volta ci costa 40 lasciandoci dietro 1.360 chip. Ancora una volta il BTN (2.100 chip) è il primo a parlare dopo una lunga fila di fold. Raise… 400! Il giocatore seduto sullo SB passa il colpo e la parola viene a noi. Un raise così alto (10x) ci risulta molto strano e prima di fare la cosa più ovvia (foldare) decidiamo di considerare qualche alternativa. Il giocatore in questione ha una nota «Tende agli over-raise con mani marginali o spazzatura». La nota ci fa bramare quelle 400 chip: qual’è la strategia più efficace per togliergliele?
 
Questo genere di personaggi probabilmente sono gambler fin nel midollo, il push preflop non ha senso, potrebbero davvero chiamarci con qualsiasi tipo di mano vittime della curiosità di scoprire le cinque carte del board e trovandosi qualsiasi tipo di giustificazione per il call. Il push “pre” è troppo rischioso. Dan ci consiglia dunque di optare ancora nua volta per il call seguito dallo Shove any flop
 
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Non è una mossa da fare sempre: andateci… piano!
 
Il call preflop è una mossa molto forte e questo lo capirebbe chiunque. Il push, su qualunque flop, sarebbe la scelta naturale anche per chiunque abbia hittato il board, non solo per un bluff, in quanto saremmo pot committed a quel punto. Al nostro avversario prima serviva una buona scusa per chiamare, ora deve trovarne una ottima. Questo ci avvantaggia moltissimo nel nostro tentativo di bluff indotto dalle informazioni di cui eravamo a disposizione. 
 
Dan ci rivela anche come andò quella mano. Lui naturalmente era sul BB, con 9-4 off. Dopo lo shove il suo avversario foldò mostrando A-6 off su flop K-Q-3. Esperimento riuscito!
 
 

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