Finalmente anche la stampa generalista riesce a pubblicare un articolo sul poker descrivendolo in tutte le sue sfaccettature, dai lati positivi a quelli negativi e senza forzature. Sorge il dubbio che più che di sdoganamento ci sia bisogno di qualche buon giornalista.
Dopo Le Iene, il famoso format che da anni riscuote successo sulle reti Mediaset, anche Il Fatto Quotidiano si occupa di poker e se fin qui le esperienze con l’informazione generalista sono state spesso traumatiche, nel caso del quotidiano fondato da Marco Travaglio possiamo parlare di un articolo coinvolgente, bello e soprattutto sincero. La firma in calce alle parole che compongono questo contributo è di Irene Buscemi che, attraverso i racconti di un giocatore di poker di alto livello, cerca di esprimere entrambi i lati della medaglia rendendo di fatto giustizia a un gioco che sin qui è sempre stato piuttosto bistrattato dalla stampa generalista.
Parlare di poker senza omettere o, peggio, distorcere la realtà è dunque possibile e Irene ce l’ha dimostrato. Il poker qui appare come un lavoro, uno come tanti, un impiego che però può portare a guadagni elevati a ricompensa del rischio, sempre alle porte e mai nascosto, di ingenti perdite. «Se si può parlare di dipendenza nel mio caso è più una dipendenza economica e di stile di vita. Se ti abitui alle grandi cifre difficilmente puoi farne a meno e fare un lavoro normale dove guadagni 1500 euro ma di sicuro non voglio fare questo per tutta la vita, perché richiede un livello di stress mentale notevole». Sono queste le parole del giocatore intervistato dalla giornalista — uno di quelli che porta a casa una cifra attorno ai 15.000€ mensili — e proprio questa dichiarazione aiuta nella delimitazione del problema del GAP (Gioco d’Azzardo Patologico).
Ho sentito il bisogno di condividere con voi questo pezzo perché, a quanto pare, per parlare di poker in modo obiettivo non abbiamo bisogno di sdoganamenti o azioni più o meno intellettualoidi. Abbiamo invece bisogno di giornalisti seri e preparati che pur al di fuori dal circuito poker siano realmente intenzionati a raccontare ciò che vedono invece di ciò che vorrebbero trovarsi davanti agli occhi.