“Rilancio al buio”: il poker nel mondo dei fumetti con Julia

Tra i più famosi fumetti italiani un posto d’onore spetta a Julia, la detective creata dalla fantasia di Giancarlo Berardi nell’ormai lontano 1998. Pubblicato a cadenza mensile, il giallo riscuote un ottimo successo fin dai primissimi numeri.

Tra i più famosi fumetti italiani un posto d’onore spetta a Julia, la detective creata dalla fantasia di Giancarlo Berardi nell’ormai lontano 1998. Pubblicato a cadenza mensile, il giallo riscuote un ottimo successo fin dai primissimi numeri.

 

Sarà forse il fascino della protagonista, una splendida criminologa disegnata ispirandosi all’attrice americana Audrey Hepburn: «A cinque-sei anni, — precisa Berardi — Audrey Hepburn è stato il mio primo amore cinematografico. E il primo amore non si scorda mai.»

 

Julia ormai è entrata a far parte dell’immaginario collettivo degli italiani e non sorprende che il 2012 sia l’anno in cui per la prima volta il poker entra con vigore tra le pagine vignettate della pubblicazione. Il numero 163 si intitola Rilancio al buio ed è uscito sugli scaffali delle edicole di tutt’Italia da appena qualche giorno. Durante la lettura troverete parecchi aneddoti inerenti al mondo del poker mentre sicuramente noterete qualche “prestito” che Julia si permette di accettare da storie cinematografiche di spessore: Cincinnati Kid e La Stangata.

 

Poker vecchio stile insomma e associato ad alcune ambientazioni che non accennano a perdere il loro fascino nonostante il peso degli anni. Il numero 163 di Julia resta comunque un’opportunità per scoprire un fumetto di qualità che tra le sue pagine cerca di affrontare temi di valore sociale. «Il massimo della tensione moraledichiara Berardi parlando dello stato dei fumetti in Italia — prevede gli struggimenti del solito professionista di successo, come se non esistesse altro strato sociale. julia fumettoStorie vuote, consolatorie, per una società che non vuole pensare, che si rifugia nell’adolescenza a vita. Ma la realtà, per quanto ignorata, avanza inesorabilmente, imponendosi alla nostra attenzione. Presto saranno necessari nuovi produttori, nuovi editori, nuovi scrittori, in grado di rappresentarla.»

 

 

L’autore, che vede l’editoria fumettistica «In affanno, come l’economia e la cultura occidentale», ha tuttavia ben chiaro l’impegno, anche sociale, che un fumetto di qualità può cercare di prendersi in carico. Raccontare la realtà, intuirla e razionalizzarla cercando di renderla più comprensibile, più fruibile; perché alle volte è la vita che sembra una fantasia inverosimile: «Julia affronta sempre casi molto verosimili, ai limiti della cronaca. Qualche volta, addirittura le è capitato di anticiparla. Certo, un racconto ha obblighi di razionalità e coerenza di cui la realtà non deve tener conto. Se [il caso Scazzi o il caso Claps] fossero invenzioni letterarie – con il loro accumulo di contraddizioni, superficialità e casualità – sicuramente qualcuno le avrebbe definite incredibili e assurde, opera di un autore alle prime armi, ignaro delle tecniche narrative. L’arte imita la vita, ma non la eguaglia mai.» 

 

L'intervista è stata realizzata da thrillerpages.blogspot.it

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