Poker Live: la reazione di Dario De Toffoli all’attacco dei media

In questi giorni è tornato prepotentemente alla ribalta il discorso poker live, complice l'approvazione della legge di stabilità che prevede, tra le altre cose, la vendita di mille licenze per la sale da poker terrestre. Ma sono tante le inesattezze scritte e raccontate dai media nazionali.

In questi giorni è tornato prepotentemente alla ribalta il discorso poker live, complice l'approvazione della legge di stabilità che prevede, tra le altre cose, la vendita di mille licenze per la sale da poker terrestre. Ma sono tante le inesattezze scritte e raccontate dai media nazionali.

 

Ecco che così l'autorevole Dario De Toffoli, esperto di giochi in generale tra i quali anche il poker, risponde dalle pagine telematiche de “Il Fatto Quotidiano” cercando di fare chiarezza, una volta per tutte, sull'erroneo binomio poker-ludopatia.

 

Cerca di fare chiarezza il buon De Toffoli, perché, come dice un noto detto popolare, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E infatti, come lo stesso esperto dei giochi dice, l'atto di accusa arriva lì a colpire il poker perché si vuole far passare il messaggio di quello che sia un azzardo ma che azzardo non è. E mettere al rogo, agli occhi degli italiani, un gioco di abilità per far restare nell'ombra i ben più preoccupanti azzardi legalizzati dal nostro ipocrita governo, come le slot machine e le video lottery.

 

Dario De Toffoli cita il deputato Mario Adinolfi, ed il suo intervento alla Camera di cui abbiamo ampiamente riportato notizia, così come cita un nostro collega di settore, Alessandro Impronti, che ben spiega quanto accaduto in questi giorni, con la conferma per il nuovo anno delle mille concessioni per il poker live promesse dal lontano 2009. E noi citiamo De Toffoli che scrive: “…si è  scambiato il poker per un gioco d’azzardo, confondendolo con i famigerati videopoker e le altre slot. Ma nelle slot machine l’esito del gioco non dipende dal giocatore, che risulta alienato da quanto sta facendo e qui si instaura il germe della dipendenza che sta portando centinaia di migliaia di italiani sulla via della tossicità da gioco d’azzardo (ludopatia). Ma in un gioco come il poker, dove alla lunga vince sempre il più bravo, ciò non può succedere, perché per il perdente subentra la frustrazione, chi perde ripetutamente si ferma ben prima di arrivare alla dipendenza, perché si rende conto di essere meno bravo di altri. Non esistono pokeristi affetti da ludopatie!

 

Ottimo il paragone, con richiamo al tanto osannato Roberto Beningi, tra il poker e la nostra classe politica, quando dice che è sbagliato dire che i politici italiani sono tutti uguali, perché si permette a coloro che rubano di mischiarsi alla massa degli onesti. Così il poker, ritenuto nel mondo gioco di abilità, viene gettato nel calderone dei giochi d'azzardo contro i quali tuonano i media, o i comici come nel caso di Maurizio Crozza, senza risaltarne le dovute differenze. Parlerebbe di scandalo il buon Crozza se in Italia venissero aperte mille sale di gioco degli scacchi con partite a pagamento? Sicuramente no, ma soltanto perché gli scacchi hanno un back ground differente dal poker.

 

Complimenti quindi a Dario De Toffoli che chiude il suo articolo con un appello alla lotta al vero azzardo, “quello che porta ludopatia e rovina persone e famiglie“, che tutti noi giocatori di poker condividiamo, con consapevolezza e cognizione di causa, essendo noi i primi ad aver scelto un gioco che fa dell'abilità e della bravura dei capi saldo.

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