Poker live: senza lucro non c’è nessun reato per la Cassazione

Il texas hold'em non è un gioco d'azzardo. Lo dice la Cassazione che, con la sentenza 32835, fa suo l'orientamento espresso dal Consiglio di Stato: “L'abilità e la resistenza dei giocatori sono preponderanti rispetto al fattore rischio e all'aleatorietà”.

Il texas hold'em non è un gioco d'azzardo. Lo dice la Cassazione che, con la sentenza 32835, fa suo l'orientamento espresso dal Consiglio di Stato: “L'abilità e la resistenza dei giocatori sono preponderanti rispetto al fattore rischio e all'aleatorietà”.


La Corte di Casazione chiarisce però che per far sì che l'organizzazione della competizione non sia un reato ma diventi “un'occasione di svago che può avere un'utilità sociale“, occorrre che gli organizzatori chiedano quote di partecipazione di importo contenuto, prevedano l'assegnazione di un numero uguale di gettoni a ciascun partecipante, escludano la possibilità di rientrare in gioco acquistando altri gettoni e stabiliscano fin dall'inizio del torneo il premio finale.

Respinto quindi il ricorso della procura di Alessandria contro il dissequestro di un circolo dove si organizzavano tornei di poker live con una quota di iscrizione di 50 euro a partecipante. Secondo la Corte il poker tradizionale “è riconducibile nel novero dei giochi d'azzardo, in quanto rispetto all'abilità del giocatore risulta preponderante l'alea“, ma nella variante texas hold'em la natura d'azzardo “può venire senza dubbi meno“.

Il Cotton Club, chiuso dalla Questura di RomaNel poker alla texana vengono privileggiati infatti altri aspetti del gioco rispetto all'aleatorietà, tra questi “l'abilità del partecipante, la sua esperienza, l'attitudine alla concentrazione, la capacità di valutazione dell'avversario e per finire la resistenza fisica“.

 

Queste caratteristiche rendendo preponderante “l'aspetto prettamente ludico del gioco. Le finalità del gioco si rivelano diverse dal mero lucro, perdendo rilievo il valore della posta rispetto all'impegno richiesto“.

In linea con quanto stabilito dal pacchetto Bersani la Cassazione precisa che neppure l'assenza di una concessione in favore dell'organizzatore della competizione determina l'illiceità della sua condotta. Non c'è ragione quindi di ritenere che ciò che è stabilito per i giochi a distanza non possa valere per quelli tra giocatori presenti.

A supporto di questo si ricorda che la stessa AAMS, attraverso un suo portavoce, aveva dichiarato in un comunicato di non individuare differenze tra poker online e live, limitandosi a manifestare preoccupazione per le conseguenze delle sfide heads-up connesse al riciclaggio.

 

Un pericolo che sarebbe ovviamente fugato da premi finali esigui e dalle perdite contenute al massimo entro la quota di iscrizione.

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