Mentre in Italia si discute sulla legittimità delle pubblicità dei giochi online e dei siti con residenza in paradisi fiscali, la Corte di Giustizia europea rilancia dichiarando illegale il blocco italiano ai siti online dei paesi membri.
Mentre in Italia si discute sulla legittimità delle pubblicità dei giochi online e dei siti con residenza in paradisi fiscali, la Corte di Giustizia europea rilancia dichiarando illegale il blocco italiano ai siti online dei paesi membri.
Mentre in Italia si discute sulla legittimità delle pubblicità dei giochi online e dei siti con residenza in paradisi fiscali, la Corte di Giustizia europea rilancia dichiarando illegale il blocco italiano ai siti online dei paesi membri.
È stato presentato ieri da Daniele Capezzone del PDL un emendamento per quanto riguarda la regolamentazione della pubblicità dei giochi, in particolar modo di quelli online, finalizzato ad un rafforzamento del monitoraggio e controllo sul rispetto delle disposizioni vigenti in materia di divieto pubblicitario sui giochi con vincita in denaro. Discussione che sarà all’ordine del giorno di oggi, dopo una prima superficiale analisi cominciata venerdì scorso.
Chiesto inoltre maggior sicurezza nella lotta ai siti con residenza nei paradisi fiscali che continuano ad offrire i propri servizi ai giocatori italiani. Richiesta fatta tramite due emendamenti approvati sempre lo scorso venerdì dalla Commissione Finanze.
Ma dalla Corte di Giustizia Europea arriva, come risposta a queste nuove manovre, un monito all’Italia per una possibile infrazione contro le leggi di libero mercato all’interno della Comunità Europea in ambito di giochi online. Infatti, a seguito di una richiesta di
Malta ad intervenire sull’operato del nostro Governo, che di fatto impedisce ai siti con provenienza straniera e senza una licenza italiana di offrire giochi come le scommesse o il poker online o i casino’ online ai cittadini del Belpaese, la Corte di Giustizia, citando gli articoli 43 e 49 della CE, afferma che l’Italia non può bloccare i servizi di tali siti come sta attualmente succedendo.
Dall’Italia la risposta, avvenuta in passato quando già le giustizia europea aveva chiesto lumi a riguardo, è che vengono bloccati i siti di Malta e Regno Unito per difendere i propri cittadini da tentativi di “phishing“, cioè l’acquisizione fraudolenta di password e dati della carta di credito.
Ma i critici dell’Italia sostengono che sia invece una manovra per difendere il monopolio del gioco nel proprio paese sottolineando il discorso che un IPS (provider) italiano che permette l’accesso ad un sito tra quelli inseriti nella “lista nera” dell’AAMS, rischiano una multa giornaliera di €180.000.