Web tax approvata… partita Iva italiana per chi opera nel settore dei giochi online!

Approvata la tanto discussa ‘web tax’, istituita per colpire tutti quei siti online esteri che esercitano concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori italiani. La Commissione Bilancio della Camera ha detto si all’emendamento che introduce la tassa.

Approvata la tanto discussa ‘web tax’, istituita per colpire tutti quei siti online esteri che esercitano concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori italiani. La Commissione Bilancio della Camera ha detto si all’emendamento che introduce la tassa.

 

Grandi novità per il gioco online italiano, è stato approvato infatti l’emendamento alla Legge di Stabilità che obbliga le aziende nostrane ad acquistare servizi online, sia e-commerce che pubblicità, da aziende con partita Iva esclusivamente italiana. Arriva in porto quindi la proposta, avanzata da Boccia e Fanucci, nata per colpire giganti del web come Amazon e Google e che potrebbe mettere un freno anche alle tante poker room estere che fanno da concorrenza a tutte quelle .it che hanno pagato, a suon di euro, una licenza per proporre il poker online in Italia.

Del resto lo aveva già annunciato lo stesso Francesco Boccia, qualche settimana fa, quando aveva dichiarato che questa tipologia di tassa poteva toccare il gioco online: “Nella web tax dotrebbe rientrare il poker online, e tanti altri giochi sul web, le cui piattaforme sono per la maggior parte all’estero“.
Francesco Boccia Ad analizzare meglio il concetto è il deputato del Pd Edoardo Fanucci che spiega come l’introduzione della tassa sul web possa portare in tempi brevi più equità in un sistema fiscale con troppi buchi: “La web tax riporta equità fiscale in un sistema, come quello dell’economia digitale, che per troppi anni è stato soggetto a un vuoto normativo che ha consentito abusi di diritto e vantaggi fiscali ingiustificati“.

A seguire, nel dettaglio, il testo dell’emendamento: “I soggetti passivi che intendano acquistare servizi online sia mediante operazioni di commercio elettronico sia diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. Gli spazi pubblicitari online e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti“.

Va detto che la nuova web tax potrebbe però incontrare fin da subito problemi in quanto la norma va in aperto contrasto con le vigenti normative europee. Inoltre per alcuni esisterebbero un bel pò di paradossi tra le finalità dell’emendamento stesso e l’idea di un mercato aperto agli investitori esteri spesso portato avanti dal Governo italiano, come conferma l’American Chamber of Commerce in Italy:

È evidente la contraddizione tra le finalità di questi emendamenti, dal vago sapore protezionista, rispetto agli scopi di apertura ed incremento dell’attrattività del Paese contenuti nel piano Destinazione Italia. Da un lato si chiede agli investitori internazionali di scommettere sull’Italia, dall’altro, invece, si innalzano nuove barriere per difendere presunti interessi nazionali“.

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