Ministero delle Finanze: appianare le differenze tra casinò nazionali ed esteri

Con una nota comunicata dal sottosegretario Pier Paolo Baretta, il Ministero delle finanze risponde subito all’interrogazione dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti che chiedono una tassazione sulle vincite nelle case da gioco anche nazionali.

Con una nota comunicata dal sottosegretario Pier Paolo Baretta, il Ministero delle finanze risponde subito all’interrogazione dei deputati Mario Sberna e Paola Binetti che chiedono una tassazione sulle vincite nelle case da gioco anche nazionali.

 

 

Siamo in pieno fermento normativo per quanto riguarda la legislazione in materia di tasse sulle vincite nelle case da gioco. Il successo da parte dei giocatori di poker live in quella che era stata denominata “operazione all-in” non è stato evidentemente ben accolto dalle figure politiche nostrane, che si aspettavano di poter batter cassa in barba alle vigenti normative europee in materia.

 

Subito i deputati Mario Sberna e Paola Binetti hanno presentato una interrogazione a riguardo ed una proposta, chiedendo che anche le vincite nei casinò italiani vengano tassate, forse dimenticando, o volontariamente ignorando, che ogni casinò provvede alla ritenuta fiscale all’origine, e che quindi le vincite dei giocatori non sono esentasse ma sono già al netto della quota erariale.

 

Si cerca comunque una via di equiparazione tra i casinò nazionali e quelli esteri facenti parte degli stati membri dell’Unione Europea. Ed in questa direzione si sta muovendo il  Ministero delle finanze che ha riposto alla interrogazione dei due deputati del gruppo ‘Per L’Italia’ con il seguente comunicato diramato dal sottosegretario Pier Paolo Beretta: “Sentiti gli Uffici dell’Amministrazione finanziaria, si fa presente che è stata predisposta una normativa finalizzata a risolvere le riscontrate criticità sul piano della compatibilità della normativa interna con quella europea, attualmente all’esame della Commissione Europea. Detta proposta prevede l’applicazione anche alle vincite conseguite in case da gioco degli Stati membri dell’Unione Europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, così come avviene per le vincite ottenute in casa da gioco italiane”. Si cerca insomma di aggirare la legislazione europea con una nuova normativa solo italiana che imponga il pagamento di una tassa tutta nuova sulle vincite ottenute nei casinò.

 

A Campione d'Italia, una delle quattro case da gioco nazionaliBaretta poi focalizza l’attenzione alla lotta alle ludopatie, lotta che impegnerà al governo, nel prossimo anno, una quota pari a 50 milioni di euro da destinarsi alla cura delle patologie connesse alla dipendenze dal gioco d’azzardo. Quindi si intende tassare le vincite per combattere la lotta alla ludopatia.

 

Non si è fatta attendere la contro risposta della deputata dell’UDC Paola Binetti: “occorrono modelli concreti da proporre al Paese. Se da una parte è vero che una prospettiva proibizionista non giova a nessuno, dall’altra è di tutta evidenza che un’offerta di gioco e rivolta alle fasce più deboli non può rappresentare un valore di un governo che, al contrario, nasce per gestire la crisi economica, che è anche valoriale e sociale. Giocare si può, ma bisogna capire quanto, come e dove. Soprattutto, occorre capire con chiarezza quale sia la destinazione d’uso delle risorse ricavate dal gioco, che potrebbero essere dedicate a politiche di prevenzione, formazione e salute”.

 

 

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