Luca Pagano: “Le ragioni per cui amiamo un gioco come il poker”

Il mitico Luca Pagano ha recentemente analizzato i motivi “per cui le nostre menti, il nostro modo di vivere, le nostre abilità cognitive e intellettuali ci portano ad amare un gioco come il poker”. Ecco le interessanti conclusioni del pro di PokerStars.

Il mitico Luca Pagano ha recentemente analizzato i motivi “per cui le nostre menti, il nostro modo di vivere, le nostre abilità cognitive e intellettuali ci portano ad amare un gioco come il poker”. Ecco le interessanti conclusioni del pro di PokerStars.

 

Ogni volta che Luca Pagano parla, e scrive, di poker lo fa con cognizione di causa. Ecco perchè risultano sempre interessanti i suoi trattati su un gioco che in apparenza può sembrare semplice ed intuitivo ma che in realtà nasconde molteplici sfaccettature anche a livello psicologico. Uno degli argomenti più controversi in questo senso è quello della proiezione del poker, sia online che live, nella cosiddetta ‘real life’ e viceversa.

Ecco il pensiero del team pro di PokerStars che sul blog della sala online scrive: “Analizzando la mia carriera dall’inizio, non avendo le abilità necessarie per fare un’analisi profonda, è solo una la questione chiave: dove mi porterà giocare a poker e cosa mi darà? In generale si inizia a giocare per capire se è possibile controllare la voglia di competere, il desiderio di battere l’avversario, e quello di vincere, che dipende dalle proprie abilità piuttosto che dalla fortuna.

Ovviamente l’opportunità di vivere tutto questo divertendosi rappresenta un aspetto cruciale e decisivo per il poker. A ciò dobbiamo aggiungere che nella maggior parte dei casi, Luca durante il Main Event delle WSOP 2014all’inizio, dopo i primi successi (dovuti di solito alla fortuna), comprendi che l’impegno, lo studio, lo sforzo e l’umiltà (per non parlare delle altre decine di caratteristiche che separatamente o insieme portano al successo o alla sconfitta) sono percorsi da seguire per raggiungere la realizzazione personale.

Senza dubbio molti di voi hanno pensato ai guadagni, al profitto che può derivare dal tavolo verde e alla differenza tra un lavoro ‘normale’ e quello di poker player. In ogni caso, se ci pensate un attimo, anche la vita reale presenta ostacoli che vanno oltre la ricchezza, e interessano i nostri limiti personali e la definizione delle regole di comportamento. Penso all’imprenditore che partecipa a un meeting d’ufficio per ottenere l’autorizzazione a un progetto, o allo studente che trascorre le sue notti sopra i libri.

Penso ai tanti professionisti che, per crescere in un mercato competitivo, devono svegliarsi un’ora prima degli altri. Le cose vanno grossomodo così anche nel poker. Uno dei miei amici ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: “Per giocare a poker sul serio non ti devi divertire!“.

E voi che ne pensate, qual’è il vostro pensiero in merito?

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