In questi ultimi anni ci sono state molte fusioni tra le società che operano nel gioco online sia in Italia che a livello internazionale. Sono di qulache giorno fa i rumors su una possibile fusione tra William Hill e Amaya, proprietaria del marchio Pokerstars.

In questi ultimi anni ci sono state molte fusioni tra le società che operano nel gioco online sia in Italia che a livello internazionale. Sono di qulache giorno fa i rumors su una possibile fusione tra William Hill e Amaya, proprietaria del marchio Pokerstars.

 

Il gioco online è in continuo movimento e le principali società che operano nel settore per rimanere competitive sul mercato sono portate ad unirsi tra di loro, In Italia negli ultimi anni abbiamo visto prima la fusione tra il gruppo Bwin e Gioco Digitale, poi Snai e Cogetech, ed infine quella tra Gamenet e Intralot.

 

A livello internazione ci sono state parecchie fusioni gli operatori di gioco online, l’ultima è stata quella tra Paddy Power e Betfair, anche se alla fine le fusioni sono solo a livello societario perchè i brand creati continuano ad operare a livello autonomo. Nelle ultime ore sono sempre più forti i rumors confermati anche dall’agenzia di stampa Agipronews, di un inizio di colloqui per una potenziale fusione tra il bookmaker britannico William Hill e la società canadese Amaya proprieraria del marchio Pokerstars.

 

La fusione delle due società potrebbe creare un colosso del valore di 5 miliardi di euro nel gioco online, «Un’eventuale fusione sarebbe coerente con gli obiettivi strategici sia di William Hill che di Amaya e creerebbe un leader a livello internazionale per le scommesse sportive, il poker online e il casinò online», hanno fatto sapere le due società in una dichiarazione congiunta.

 

Ricordiamo che si parla di colloqui in corso tra le due società ma non c’e nessuna garanzia che si arrivi poi ad un accordo tra le due parti, come di fatto già successo nel mese di agosto dove 888 e Rank Group erano in trattativa proprio per assicurarsi la piena proprietà del marchio William Hil, ma alla fine non si chiuse l’accordo dopo che la proprietà di Hill rifiutò la proposta formulata perchè ritenuta troppo bassa.

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