Sembra che siano passati secoli e forse i più giovani non ci crederanno, ma una volta in Italia non si giocava a poker texas hold'em, ma solo a poker con cinque carte, scopone scientifico, briscola e scala quaranta.
Sembra che siano passati secoli e forse i più giovani non ci crederanno, ma una volta in Italia non si giocava a poker texas hold'em, ma solo a poker con cinque carte, scopone scientifico, briscola e scala quaranta.
Sembra che siano passati secoli e forse i più giovani non ci crederanno, ma una volta in Italia non si giocava a poker texas hold'em, ma solo a poker con cinque carte, scopone scientifico, briscola e scala quaranta.
“Certo che se siamo di mazzo e dispari il sette, col piffero che facciamo la primiera!” “Si, lo so, ma se non faccio 7 e 2 nove, rischiamo anche di prendere la napola!” Questa credo che sia una delle conversazioni più frequenti alle quali abbia assistito sia come spettatore che come protagonista nella mia carriera di giocatore di carte.
Una volta, quando ancora Pokeritaliaweb non illuminava come un faro lo sconfinato oceano di internet, anche perché mancava del tutto sia il faro che l’oceano, io e il mio compagno di scorribande Diego R. frequentavamo le peggior bettole dell’Oltrepò pavese alla ricerca di clienti da sfidare per pagarci qualche extra aggiuntivo.
Il tutto partiva da una ferra istruzione scolastica, le prime partite infatti cominciavano proprio dai banchi di scuola delle superiori. Si sfidavano i compagni, i team delle altre classi; di solito durante l’ora di religione oppure durante quella di diritto, mai in quella di Italiano perche' che se la prof ti vedeva respirare in maniera non idonea come minimo prendevi due vergate sulla schiena. A quei tempi i televisori pesavano 50 chili ed erano larghi quasi come Giuliano Ferrara, per telefonare usavi le cabine della Sip; io e Diego, più tecnologicamente evoluti degli altri, ci spingevamo nella follia di comunicare attraverso il fax, ma eravamo due precursori malvisti dalla società bigotta.
Io ho sempre avuto un’ idea molto romantica del poker e sono fermamente convinto che per tutti quelli della mia generazione il poker come lo giochiamo ed interpretiamo ora sia figlio anche e soprattutto di quei vecchi giochi di carte oggi considerati desueti, quasi arcaici. La comunicazione viaggia a mille, e anche se ritengo che non sempre questa sia una cosa positiva al 100%, è abbastanza ovvio che sia grazie a questo che il poker sta spopolando anche in Italia. Senza internet ed i seguenti social network in quanti giocherebbero ora a texas?
Ben pochi penso, saremmo ancora a giocare a scopone nei bar fumosi, ah già adesso non sono più fumosi….. E permettemi di chiedervi come caxxo si fa a giocare a scopa senza una sigaretta in bocca, questo è un mistero che non son mai riuscito a spiegarmi! Mio padre ha passato buona parte delle serate della sua vita a fare tornei di scopa nei bar locali, sempre nella massima legalità e tutela. Io e il mio socio Diego R. abbiamo portato avanti la tradizione delle nostre famiglie, con sempre crescente difficoltà per evidente mancanza di ricambio generazionale, finchè anche noi ci siamo dovuti arrendere all’ineluttabile e cambiare orizzonte di gioco, che ci spinge con sempre maggiore frequenza a varcare i confini territoriali per restare nella piena e totale legalità.
Noi ci siamo adattati ed adeguati alle nuove mode, con un pizzico di nostalgia per quei caxxo di televisori da 50 chili che quando non andavo più aprivi il pannello posteriore, cambiavi una valvola e tornavano come nuovi. Solo questo vorrei chiedere a tutti i detrattori del poker sportivo: ma voi non vi siete mai fatti un torneo di scopone? E soprattutto, perché non andate al bar di paese a giocare contro una coppia di vecchietti che è mezzo secolo che giocano 12 ore al giorno, fatemi sapere quante partite riuscite a vincere e venite poi a dirmi che è un gioco d’azzardo ed è tutta questione di fortuna.
Marco Zanini