Fondamentalmente nel poker esistono solo due categorie di giocatori: quelli (pochi) che vincono e quelli (tanti) che… purtroppo perdono. Questo penso sia un dato innegabile ed inconfutabile del nostro amato gioco di abilità.
Fondamentalmente nel poker esistono solo due categorie di giocatori: quelli (pochi) che vincono e quelli (tanti) che… purtroppo perdono. Questo penso sia un dato innegabile ed inconfutabile del nostro amato gioco di abilità.
Fondamentalmente nel poker esistono solo due categorie di giocatori: quelli (pochi) che vincono e quelli (tanti) che… purtroppo perdono. Questo penso sia un dato innegabile ed inconfutabile del nostro amato gioco di abilità.
Se ci sono poche persone che hanno fatto del gioco del poker un lavoro, più o meno ben retribuito, è perché tante persone alimentano in maniera più o meno pecuniaria quelli dell’altro gruppo. Su questo credo che non ci sia il minimo dubbio in merito. Ci sarebbe quindi da chiedersi perché delle persone sane di mente vogliano perdere i propri soldi in un palese gioco di abilità dove, se sono oneste con se stesse, sanno perfettamente che i loro soldi, nel lungo periodo, sono soldi a perdere.
Trovo che questo sia un quesito molto interessante. Sicuramente i motivi sono molteplici. Il punto fondamentale ritengo sia l’ego. Una parte dei giocatori in rosso ritiene di esprime un gioco sopra media, ma stanno solo aspettando che passi la bad run, e di questo i regular ringraziano. Altri gridano a gran voce di aver fatto tavolo finale al rooki, ma non aprono sharskope dal quando Paolo Rossi ha segnato il gol dell’1a0 alla Germania dell’Ovest durante la finale del campionato del mondo di calcio (11 luglio 1982 ndr) dove vedrebbero la lista sterminata di Night on Stars finiti fuori ITM, e di nuovo di questo ringraziano i regular.
Io che mi considero sempre un romantico sognatore del poker mi auguro però che la maggior parte dei giocatori con la linea del profit rivolta verso il basso giochi solo per il piacere di giocare, per il gusto che se ne trae dal gioco puro e semplice, per la bellezza dei ragionamenti che stanno dietro ad ogni singola mano, per un sentimento di competizione che ti porta a competere con avversari che si, sulla carta sono più forti di te, ma da cui speri di poter apprendere qualcosa e sfruttare il momento giusto, anche ovviamente con un pizzico di fortuna, d’altronde si sa che i tornei non si vincono a colpi di sfiga.
C’è però un problema e questo problema ha pure una data precisa: 18 luglio 2011. Ovvero l’avvento del poker cash game. Il cash, gioco dove è innegabile che la varianza abbia un’incidenza nettamente inferiore a mtt o sit’n’go, ha portato ad una più netta definizione delle forze in campo: chi è più forte vince di più in meno tempo e chi è più debole perde di più in meno tempo. Dati alla mano, a cosa ha portato tutti ciò? Ad un calo dei giocatori e di conseguenza delle giocate.
Ed ovviamente il calo non è di chi lo fa di mestiere, ma di chi lo fa solo ed esclusivamente per divertimento, la linfa vitale che nutre i professionisti del settore . Ok, raccontiamoci pure le solite cose del “mercato saturo” di una “flessione fisiologica” di una “crisi economica” che riduce le possibilità finanziarie e del mai domo “è solo una moda passeggera”. Tutto vero, ci mancherebbe, ma forse non del tutto sufficiente a spiegare questo calo. Quale potrebbe essere un rimedio per un’inversione di tendenza? Non lo so! Ecco, voi direte tutto questo tuo rutilare per chiudere con un “non lo so” Si, esattamente, mica ho la bacchetta magica come Harry Potter!
Io so solo che Titanbet Poker sta sperimentando l’uso dei tavoli anonimi. In poche parole quando sei al tavolo non sai contro chi stai giocando e questo fa si che non si possano usare i software per valutare gli avversari. Questa, pur non piacendo ai più, potrebbe essere una soluzione per tutelare i giocatori casuali a non essere “schedati” dai propri avversari. Chi è più forte vincerà sempre nel lungo periodo, ma non potendo avvantaggiarsi di informazioni come vpip, pfr e 3bet avrà decisamente la vita più complicata, preservando la sua linfa vitale. Magari non piacerà molto ai professionisti, ma credo che questa sia un’eventualità con la quale si dovrà fare i conti a breve. Però anche qui sorge un problema: l’estremo ego di ogni giocatore di poker, sia vincente che perdente.
Se io outplayo Dario Minieri in un tavolo anonimo si verificano due circostanze. La prima: non so di aver outplayato Minieri, ma ben più importante la seconda: è inutile fare uno screenshot per farlo sapere al mondo intero! Si potrebbe ovviare al problema parzializzando i tavoli anonimi, dando la discrezionalità ai giocatori di far comparire o meno il loro nick, ricordando sempre ai signori pro di tutelare e preservare i loro clienti!
Ricordando infine, come diceva Doyle Brunson nell’introduzione di una nota trasmissione televisiva che: “nulla ha un’importanza assoluta. Tutto può cambiare quando vengono date le carte. Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, ma diventiamo vecchi perchè smettiamo di giocare“
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.