Riflessioni personali sulla vicenda tra Daniel Colman e Phil Hellmuth

Daniel ‘mrgr33n13’ Colman. Chi è costui? Questo Carneade di manzoniana memoria con undici bandierine nel 2014 contro l’unica dello scorso anno e le tre del 2012. Ha vinto tutto quello che poteva vincere nel giro di appena sei mesi.

Daniel ‘mrgr33n13’ Colman. Chi è costui? Questo Carneade di manzoniana memoria con undici bandierine nel 2014 contro l’unica dello scorso anno e le tre del 2012. Ha vinto tutto quello che poteva vincere nel giro di appena sei mesi.

 

Il Big One, il super high roller dell’EPT di Montecarlo, il WPT Alpha 8 di Londra, il SHRPO in Florida, più altri piazzamenti per oltre venti milioni di dollari maturati in poco meno di metà anno. Nessuno discute le skills di Daniel Colman, esattamente come credo che nessuno possa discutere la sua good run angelica. E’ come se tutte le volte che gioca un nugolo di Santi Beati scenda sul tavolo verde proteggendolo amorevolmente dalle bad beat.

Poi però lo senti parlare e l’impressione che ti fa è quella di un ragazzino viziato che incurante del mondo pokeristico che lo circonda e delle sottili dinamiche che lo regolano, ma forte solo dei milioni vinti, ha un atteggiamento quasi di assoluto disprezzo verso tutto il sistema. Le sue recenti affermazioni su Phil Hellmuth non fanno altro che gettare benzina sul fuoco. Di sicuro non passerà alla storia come il giocatore più amato del circuito, non che ovviamente possa fregargli qualcosa.

A me sta bene tutto, sia ben chiaro, di sicuro Hellmuth ha tanti ammiratori quanti detrattori, ma definirlo un “patetico 40enne ciarlatano che rappresenta il cancro del mondo del poker” è un’esternazione di pessimo gusto ed irriguardosa non solo nei confronti del diretto interessato, ma di tutto il sistema. A parte che Hellmuth di anni ne ha 50 e non 40, ma comunque sia sappiamo come i comportamenti sempre sopra le righe di Phil, che non per nulla gli hanno fatto guadagnare il soprannome di “Poker Brat”, siano sempre stati stigmatizzati ed oggetto di discussione.

Daniel dopo la vittoria nel SHRPO della FloridaOra, una delle domande interessanti potrebbe essere: il boom mediatico del poker è dovuto principalmente ai bravi giocatori come Colman od ai personaggi mediatici alla Hellmuth? Ritengo che Hellmuth sia ormai schiavo del suo stesso personaggio e del suo ego che lo porta sempre a trascendere dalle situazioni. Lui dà al suo pubblico quello che il suo pubblico vuole da lui. I giocatori amatoriali, random, dilettanti, occasionali o chiamateli come diavolo volete giocano e seguono il poker perché c’era e c’è gente come Hellmuth che lo gioca, non perché c’è gente come Colman.

Niente da dire se Colman ha dei conti in sospeso con il giocatore più vincente delle WSOP, ma ritengo che bisognerebbe imparare ad usare più la testa che il computer. Questo “leone da tastiera” come è stato definito da molti sullo stesso forum dove ha esternato il suo pensiero su Hellmuth, dovrebbe ricordarsi che quando lui è stato concepito, Hellmuth aveva già vinto il main event delle WSOP.

Venticinque anni dopo Colman vince il Big One per oltre 15 milioni di premio, non abbozza un sorriso nemmeno sotto tortura, non vuole rilasciare interviste, non vuole fare pubblicità al mondo del poker perché lo ritiene “pericoloso”, salvo poi nella tranquillità della sua nuova residenza brasiliana di Rio de Janeiro, aprire il pc per sparare a zero su una delle icone del poker mondiale, in auge da quando lui doveva ancora nascere. Certo Colman ha solo espresso idee sue, magari non condivisibili, ma comunque meritevoli di rispetto.

L’esatto rispetto, nel bene e nel male, che meriterebbe un’icona come Phil Hellmuth. Certe volte, prima di accendere il computer, bisognerebbe accendere il cervello e non dire quello che si pensa, ma bensì pensare a quello che si dice.

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