Ho conosciuto Chris Moneymaker durante l’EPT di Sanremo dello scorso anno. Visto dal vivo più che un poker player mi sembrava un ragioniere del Tennesse. Ah già, ma lui è un ragioniere del Tennesse! Od almeno, lo è stato fino a quando non ha vinto le WSOP nel 2003.
Ho conosciuto Chris Moneymaker durante l’EPT di Sanremo dello scorso anno. Visto dal vivo più che un poker player mi sembrava un ragioniere del Tennesse. Ah già, ma lui è un ragioniere del Tennesse! Od almeno, lo è stato fino a quando non ha vinto le WSOP nel 2003. Però devo essere sincero: la prima impressione che mi ha fatto è stata quella di una tristezza sconfinata. Non fraintendetemi, non che Chris sia una persone triste, tutt’altro. Molto simpatico ed affabile, sempre gentile e cordiale a scambiare due chiacchiere con chicchessia. Ho solo trovato un po’ triste lo scenario in cui era collocato. Ho avuto modo di parlarci durante una delle pause del day1.
I riflettori erano tutti per Antonio Esfandiari e Sam Trickett, reduci dalla fortunata “spedizione” del BigOne, che il fato li aveva pure messi vicini allo stesso tavolo, con in mezzo il nostro Luca Moschitta. Poi c’era una piccola folla di giocatori, fan e curiosi radunati attorno a Liv Boree, che sembra più una rockstar punk-metal che non una profession al poker player; l’eco della sua vittoria sanremese nel 2010 non si è ancora spenta.
Poi ci sono i vari gruppi di giocatori divisi per nazione. C’è il nutrito crocchio di player italiani: li riconosci perché sono i più chiassosi. C’è quello degli scandinavi: alti, magri, biondi e con gli occhi azzurri, tanto che non capisci se sono li per giocare a poker o per fare un provino come modelli per Dolce e Gabbana. Ci sono i tedeschi, di solito mischiati con gli inglesi, facilmente riconoscibili: se durante una pausa di un qualunque EPT vedete un player con una birra in mano, al 90% è tedesco od inglese, quasi impossibile sbagliarsi. Ci sono anche i francesi, capeggiati da Grospellier e Lacay; se ne stanno sempre per i fatti loro, un po’ con la puzza sotto il naso, convinti che sia normale comprare una baguette e mettersela sotto l’ascella. Ed infine c’è una miscellanea di player provenienti da ogni località: Libano, Brasile, Spagna, Australia, Marocco…
Stanno insieme solo per il gusto di far gruppo, non parlano nemmeno. Australiani a parte, escluse le terminologie pokeristiche nessuno di loro sa l’inglese, ma fanno gruppo durante la pausa solo per non sfigurare di fronte agli altri poker player riuniti in vari circoli. Ed infine, in un angolo in disparte, vicino all’ingresso della sala slot, completamente solo, assorto nei suoi pensieri, intento ad armeggiare con l’pod, forse alla ricerca della canzone giusta o forse perché non sa come accenderlo, c’è Chris Moneymaker, proprio lui, il vincitore del main event delle WSOP nel 2003, quello del famoso “effetto Moneymaker”.
Non so come mai, ma vederlo da solo, solitario in mezzo alla bolgia, senza nessuno che se lo filasse, mi ha messo addosso una tristezza che mi son sentito in dovere morale di andare a farci due parole. Solo che proprio non c’è l’ho fatta a parlare di poker con lui, la mia mente si rifiutava di affrontare il discorso. Esauriti i convenevoli di rito mi è uscito soltanto un: “E’ la prima volta che vieni in Italia? Ti piace Sanremo?” Se vi interessa saperlo Chris adora Sanremo e non vede l’ora, in occasione del prossimo EPT, di tornarci con moglie e figli al seguito. Mi son fatto fotografare con il cellulare abbracciato a Chris, poi quando sono tornato a casa, tutto bello gasato, ho mostrato le foto ad un ragazzo di 19 anni, super appassionato di poker, il quale mi fa sfogliando il rullino fotografico dell’iphone: “Che gnocca la Boree… Grande Minieri… Che bullo Esfandiari… E questo qui chi cazzo è? Un inserviente del casinò?” Non l’ha riconosciuto! Il mitico Chris Moneymaker paragonato ad un rispettabile, ma normalissimo inserviente del casinò. L’amatore che sconfigge i pro, la pietra miliare del poker moderno è già finito nel dimenticatoio dalle nuove leve. 43 anni di WSOP, ma son passati solo 10 anni da quando Chris ha vinto i due milioni e mezzo di dollari alle WSOP, 9 dall’ultimo EPT, che già sembra passata un’eternità.
Io ritengo che sia giusto parlare di effetto Moneymaker per indicare una sorta di svolta del mondo del poker, dal live all’online, andata e ritorno, però in tutta franchezza vi devo dire che sarebbe più corretto parlare di effetto Internet. Se in quel lontanissimo 2003 avesse vinto il professionista Sam Farha invece del dilettante Chris non credo che le cose sarebbero andate diversamente. Certo è che la vittoria di un giocatore amatoriale è stata una cassa di risonanza enorme per tutto il movimento, ma non credo che diversamente il mondo del poker non avrebbe fatto registrare i numeri degli anni successivi che hanno stupito tutti.
Io mi auguro solo che Chris sia presente anche al prossimo EPT di Sanremo, così ho qualcuno di famoso con cui parlare. Magari questa volta esagero e gli offro pure un caffè.
TVB Chris, TVB texas hold’em.
Marco Zanini