Due mld in 3 anni per l’Abruzzo, ma i giochi finiscono alla sbarra

Il Decreto Legge numero 39 del 2009 autorizzò il poker cash insieme a molti altri nuovi giochi per ampliare le possibilità di raccolta in vista della ricostruzione delle zone colpite dal sisma in Abruzzo. A distanza di tre anni l'industria del gioco è alla sbarra e in 29 mila attendono ancora di rientrare a casa.

Il Decreto Legge numero 39 del 2009 autorizzò il poker cash insieme a molti altri nuovi giochi per ampliare le possibilità di raccolta in vista della ricostruzione delle zone colpite dal sisma in Abruzzo. A distanza di tre anni l'industria del gioco è alla sbarra e in 29 mila attendono ancora di rientrare a casa.

Sono passati ormai tre anni da quel 2009 durante il quale, in seguito al terremoto aquilano lo stato decise di puntare anche sull’industria del gioco per raccogliere i fondi necessari alla ricostruzione della città. Il via libera venne dato grazie al decreto legge numero 39 — ribattezzato poi DL pro Abruzzo — grazie al quale trovarono piena autorizzazione il poker in modalità cash, i casinò online, il betting exchange, le scommesse ippiche V7, le videolottery (VLT), Win for Life, Gratta e Vinci dedicati e altre forme di scommessa oltre ai giochi a consumo. La stima di raccolta era pari a 500 milioni di euro annui e dopo trentasei mesi, con due miliardi di euro, le attese sono state addirittura superate. Merito soprattutto delle VLT che da sole hanno contribuito per ben 1,4 miliardi, quasi il 75% del totale raccolto. Win for Life si ferma a quota 320 milioni, medaglia d’argento, mentre il bronzo spetta al lotto con 200 milioni di contributo. Il poker cash e tutti gli altri giochi introdotti in quell’ormai lontano 2009 si spartiscono i meriti dei restanti 80 milioni di euro.

L’Aquila però è ancora da ricostruire. Dei 45.000 sfollati iniziali almeno 26.787 persone non hanno ancora fatto ritorno alle proprie abitazioni e, fra questi, 13 mila sono arrangiati negli edifici del progetto C.A.S.E., 2.700 abitano all’interno di prefabbricati e 380 sono ancora alloggiati all’interno delle strutture alberghiere integre della città.1 Un bilancio non propriamente lusinghiero visto il tempo trascorso dopo il disastro e tra le cause di questo ritardo non è certamente presente la mancanza di fondi economici, basti pensare che ad ora lo stato ha sborsato 10,6 miliardi di euro. Di contro le spese ammontano a 2,7 miliardi, utilizzati per rispondere nell’immediato alla situazione di emergenza. Tutti gli altri fondi sono ancora fermi e inutilizzati.
 

Veduta aerea del DuomoSecondo le stime per la ricostruzione del centro storico della città — la zona più colpita dal sisma e, purtroppo, quella che sinora è stata la più trascurata — servono circa 4 miliardi di euro. Sistemando il centro storico si favorirebbe il rientro della maggioranza degli sfollati. Eppure, nonostante i fondi ci siano, tutto è ancora fermo. «Problemi di burocrazia» sostennero alcuni urbanisti intervistati da Repubblica qualche mese fa, ma anche problemi di ritardi, continui rinvii, poca trasparenza e cattiva gestione del flusso di lavoro.

Resta un de facto curioso: l’industria del gioco ha finanziato da sola almeno il 50% di quanto necessario per la ricostruzione del centro storico, tuttavia oggi è proprio questa stessa industria ad essere bersagliata dalle critiche più aspre; oggi, dopo che per tre anni lo Stato stesso ha beneficiato dell’operato di un’attività che ora definisce addirittura “immorale”. Per una volta però, il consiglio spassionato è quello di abbandonare le morali e guardare al lato pratico: iniziare i lavori, mettere in moto i cantieri, tacere e lasciare che la morale la facciano i preti. Perché comprendere la problematicità di un settore, riconoscerne i rischi, le debolezze e, perché no, la componente insana, non implica abbatterlo mediaticamente in modo sistematico. 

1. Dati pubblicati da daily.wired.it

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