Il poker online, lo sappiamo, non sta vivendo uno dei suoi momenti più felici e più rosei. Tutto è iniziato con il famoso Black Friday del 2011 e da allora il poker online è rimasto solo, senza nessuno che si prendesse cura di lui.
Il poker online, lo sappiamo, non sta vivendo uno dei suoi momenti più felici e più rosei. Tutto è iniziato con il famoso Black Friday del 2011 e da allora il poker online è rimasto solo, senza nessuno che si prendesse cura di lui.
Il poker online, lo sappiamo, non sta vivendo uno dei suoi momenti più felici e più rosei. Tutto è iniziato con il famoso Black Friday del 2011 e da allora il poker online è rimasto solo, senza nessuno che si prendesse cura di lui.
Il 22 ottobre, sul sito fool.com, è uscito un articolo di Jeff Hwang. Hwang è uno dei giocatori di poker più rispettati ed è soprattutto un idolo per tutti gli appassionati di Pot Limit Omaha. La sua opera in tre volumi, “Advanced Pot-Limit Omaha”, è una pietra miliare per tutti gli appassionati del genere ed è considerata fra i 10 libri più importanti della storia del poker.
“Sorry, Mr. Poker Online. Nobody cares about you” (“Scusi, Mr. Poker Online. Nessuno si cura di lei”) è il titolo dell'articolo scritto da Hwang, nel quale analizza la situazione attuale del poker online, con particolare riferimento al caso degli Stati Uniti.
Ecco quali sono i mali, in questo momento, del poker online secondo Jeff Hwang:
Hwang crede che per rilanciare il mercato del Poker Online negli Stati Uniti, sia necessaria una regolamentazione federale coerente: creerebbe un mercato con più liquidità e più attrattivo per i giocatori; eviterebbe che agli stati più conservatori come lo Utah di proibire il gioco e farebbe in modo che le aziende del settore possano offrire i loro prodotti a tutti i cittadini degli Stati Uniti.
Come abbiamo potuto notare, Jeff Hwang, inserisce l'Italia (ma in generale gli stati che hanno creato un mercato chiuso) come esempio di regolamentazione dannosa per il poker online. Torna in auge, con l'articolo di Jeff Hwang, quello che ripetiamo da molto tempo: serve un mercato condiviso fra gli stati.