Le nuove politiche delle poker room hanno provocato notevoli scossoni per quanto riguarda il mercato dei giocatori. Ma quali sono le chiavi per poter trovare una sponsorizzazione (o non perderla) in questa nuova epoca social?
Le nuove politiche delle poker room hanno provocato notevoli scossoni per quanto riguarda il mercato dei giocatori. Ma quali sono le chiavi per poter trovare una sponsorizzazione (o non perderla) in questa nuova epoca social?
Le nuove politiche delle poker room hanno provocato notevoli scossoni per quanto riguarda il mercato dei giocatori. Ma quali sono le chiavi per poter trovare una sponsorizzazione (o non perderla) in questa nuova epoca social?
Parafrasando il dramma più famoso di Luigi Pirandello, cerchiamo di capire come mai parecchi esponenti anche in vista del panorama pokeristico nazionale non hanno rinnovato, o si sono visti non rinnovare, il proprio contratto di sponsorizzazione con le relative poker room. I sei personaggi potrebbero essere Alessandro Speranza, Salvatore Bonavena, Massimiliano Martinez, Cristiano Guerra, e per arrivare alla quota ci mettiamo Pius Heinz e Michael Mizrachi (anche se 'The Grinder' uno sponsor l'ha già trovato).
Il punto è che la situazione negli ultimi anni si è decisamente modificata. All'epoca del boom del poker online, le room avevano bisogno principalmente dei grandi nomi, di coloro i quali erano già riusciti ad affermarsi, o lo avrebbero fatto di lì a poco. La corsa al big aveva spinto le sale a sgomitare per mettere sotto contratto il campione di turno, nella speranza che questo bastasse per attirare una miriade di nuovi giocatori, che del poker online fino a quel momento avevano solo sentito parlare.
Ora che il mercato si è stabilizzato, e che per motivi ben noti tende a non crescere più a ritmi vertiginosi, ma anzi a calare sensibilmente (si è esaurita la spinta del boom, il mercato nazionale italiano è ristretto e il ricambio 'generazionale' fatica ad attuarsi), le poker room online italiane hanno dovuto rivedere i propri piani di marketing.
Il live, fino a qualche tempo fa la vera e propria vetrina che serviva ad avvicinare gli italiani al poker online, oggi ha un peso specifico molto minore nella decisione di una room di mettere sotto contratto un poker pro. Serve insomma gente che non solo crei volumi di gioco partecipando in maniera massiccia alle attività della room stessa, ma che sia da veicolo per gli altri potenziali player, attraverso magari attività che esulano dal mero contesto pokeristico.
Serve, insomma, la 'presenza'. Che nell'era di Facebook, Twitter e YouTube si traduce sostanzialmente in una sorta di 'self-advertising': il contatto con il pubblico di appassionati (e potenziali tali) è diventato fondamentale: aggiornare quotidianamente i propri profili sui social network, magari crearsi un proprio spazio su un blog o sul canale YouTube (un po' come fa Niccolò Caramatti con le sue interessanti pillole). Insomma serve gettarsi in un vortice pubblicitario che crea attenzione tanto sul personaggio in sé, quanto ovviamente sulla poker room che rappresenta. E chi vuole una sponsorizzazione si deve adeguare.