Il bacino d'utenza ristretto, un ricambio pressoché nullo, il boom ormai alle spalle e un'operatore che cannibalizza il mercato: il poker online italiano è in una fase di stallo. Ma se ne potrà uscire, magari con la liquidità comune?
Il bacino d'utenza ristretto, un ricambio pressoché nullo, il boom ormai alle spalle e un'operatore che cannibalizza il mercato: il poker online italiano è in una fase di stallo. Ma se ne potrà uscire, magari con la liquidità comune?
Il bacino d'utenza ristretto, un ricambio pressoché nullo, il boom ormai alle spalle e un'operatore che cannibalizza il mercato: il poker online italiano è in una fase di stallo. Ma se ne potrà uscire, magari con la liquidità comune?
Inutile nascondersi dietro a un ditro. L'Eldorado del poker online in Italia è ormai un ricordo. Cosa tra l'altro normalissima: c'è stato un enorme boom iniziale, una fase anche abbastanza lunga di stabile crescita a cui sta seguendo, negli ultimi tempi, un periodo in cui il poker online a torneo sembra resistere mentre la versione poker cash rallenta e anche di molto. Quali sono i motivi di questo momento particolare che sta attraversando il poker online nostrano?
Il principale, probabilmente, è il bacino d'utenza. Un problema che l'Italia condivide con altri paesi, Francia e Spagna su tutti, coi quali non a caso l'AAMS sta da mesi discutendo della possibilità di creare una liquidità comune. Il processo è lungo e complesso, ma sicuramente fattibile. E sicuramente utile per garantire quel ricambio di player che attualmente sta venendo a mancare. Aprire i confini del poker online servirà anche per migliorare la qualità del gioco in sé, visto che si avrà la possibilità di confrontarsi con culture e stili diversi dal nostro.
Oggi il poker online, in Italia come nel mondo, è sinonimo di PokerStars. Parliamo della poker room più grande, importante e conosciuta al mondo, capace di conquistare – con pieno merito, va detto – quasi la metà del mercato globale. Soprattutto in Italia gli altri operatori faticano a tenere il passo, tanto che in futuro, chissà, potremmo assistere a una sorta di battaglia tra PokerStars da una parte e tutti gli altri network dall'altra. Una battaglia che probabilmente l'apertura ad altre nazioni contribuirebbe a rendere più interessante e imprevedibile.
Per il momento, il dominio di PokerStars sembra inarrestabile. Basta analizzare i dati relativi al mercato del cash game in Italia, che a febbraio hanno visto la poker room della 'picca' dominare con quasi il 37% della raccolta, contro meno del 9% del suo attuale primo rivale, il gruppo Lottomatica. La distanza, abissale, è addirittura cresciuta di oltre cinque punti percentuale durante il 2012, segnale inequivocabile di come attualmente non esiste network che possa impensierire il leader del mercato.
In buona sostanza, esclusa PokerStars, per le altre poker room è arrivato il momento di correre ai ripari, se non vogliono rischiare di ritrovarsi a raccogliere soltanto le briciole, o addirittura sparire. Probabilmente a livello di logiche di mercato è solo un'utopia, ma un'azione comune tra i network minori potrebbe essere l'unica strada percorribile, in attesa dell'apertura alla liquidità internazionale che potrebbe portare delle nuove e interessanti dinamiche.