Quando si tratta di sciorinare i dati sul mercato del gambling nel nostro Paese, spesso i media fanno confusione. Fortunatamente ogni tanto viene data la possibilità a qualche esperto del settore di spiegare come stanno davvero le cose.
Quando si tratta di sciorinare i dati sul mercato del gambling nel nostro Paese, spesso i media fanno confusione. Fortunatamente ogni tanto viene data la possibilità a qualche esperto del settore di spiegare come stanno davvero le cose.
Quando si tratta di sciorinare i dati sul mercato del gambling nel nostro Paese, spesso i media fanno confusione. Fortunatamente ogni tanto viene data la possibilità a qualche esperto del settore di spiegare come stanno davvero le cose.
Spesso abbiamo parlato di come i media si scaglino per partito preso contro il mercato del gioco in Italia, portando una serie di dati che, nella migliore delle ipotesi, possiamo definire discutibili. Per non dire totalmente inventati. Ogni tanto, però, capita l'eccezione che conferma la regola. Come la trasmissione 24 Mattino di Radio24, che ieri ha dato modo a Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia, di sfatare qualche mito.
A partire dal famoso pezzo apparso sul Corriere della Sera online di qualche giorno fa, che definiva l'Italia come il 'primo mercato del gioco d'azzardo al mondo'. Passamonti spiega come il dato di 15 miliardi di euro non si riferisca logicamente alla spesa, che è invece intorno agli 800 milioni, aggiungendo come in Inghilterra si giochi 5 volte più che nel nostro paese, soprattutto online.
Un altro dato che si sente spesso ripetere è che l'industria del gioco d'azzardo, in Italia, rappresenterebbe il 4% dell'intero prodotto interno lordo. Il problema è che i media non distinguono la spesa dalla raccolta, limitandosi a indicare l'intera cifra lorda (quindi mettendo nel calderone anche le vincite, che naturalmente tornano nelle tasche dei giocatori). Passamonti fa notare come in realtà il dato più corretto è vicino all'1%.
Purtroppo sono ancora pochi gli spazi che i media dedicano alle persone che davvero conoscono il mercato del gioco in Italia, spesso circoscritti a trasmissioni che non riescono a raggiungere una audience capace di influenzare, nel senso positivo del termine, l'opinione pubblica. Mai che un talk show o un telegiornale diano la possibilità agli esperti del settore di sfatare i tanti tabù che il gambling si porta dietro ormai da anni.
Di occasioni, in passato, ce ne sarebbero anche state, soprattutto quando il poker era sulla bocca di tutti. Eppure anche in quei casi gli ospiti sono stati trattati come dei marziani, incalzati su argomenti futili e bloccati ogni volta che tentavano di spiegare davvero in cosa consistesse questa particolare tipologia di mercato. Ci dobbiamo per forza fare l'abitudine?