Sabato il direttore del DGOJ, l'equivalente dell'AAMS in Spagna, ha dichiarato che entro la fine dell'anno potrebbe venire alla luce il mercato comune tra Italia e Spagna. Ma siamo sicuri che questo possa cambiare le cose per noi?

Sabato il direttore del DGOJ, l’equivalente dell’AAMS in Spagna, ha dichiarato che entro la fine dell’anno potrebbe venire alla luce il mercato comune tra Italia e Spagna. Ma siamo sicuri che questo possa cambiare le cose per noi?

 

Come abbiamo visto sabato, il direttore del Dirección General de Ordenación del Juego (DGOJ), Enrique Alejo, ha dichiarato che ci sono ottime possibilità di vedere la liquidità comune tra Italia e Spagna entro la fine dell’anno. Il poker online italo-iberico potrebbe diventare presto una realtà, ma analizzando la situazione non c’è da fare troppi salti di gioia: per noi cambierebbe ben poco. Semmai sarebbero gli spagnoli a trarne il maggiore giovamento.

Il pool di giocatori italiani è sì ristretto, ma mai quanto quello spagnolo. In Spagna, PokerStars detiene praticamente i due terzi del mercato, e gli operatori (già meno di una ventina) stanno facendo a gara a chi scappa più velocemente. In un contesto del genere, saremmo noi italiani a contribuire all’aumento della liquidità iberica, e non viceversa. Per noi, i benefici sarebbero ridottissimi, per non dire quasi nulli.Enrique Alejo

Il discorso sarebbe diverso qualora questo patto bilaterale si allargasse, quantomeno alla Francia. Il mercato transalpino ha numeri molto simili a quello italiano: il bacino di utenza è simile al nostro e questo sì che contribuirebbe a migliorare la situazione del poker online made in Italy. L’aggiunta di Germania e Portogallo, inoltre, sarebbe un surplus ben gradito ma non immediatamente necessario.

Visto il quadro generale della situazione, è logico che Enrique Alejo sia soddisfatto e moderatamente ansioso di chiudere per la liquidità comune con l’Italia, mentre da parte dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato non è arrivato alcun commento: né una conferma, né tantomeno una smentita. La sensazione è che il nostro organo regolatore preferirebbe incorporare sin da subito almeno anche la Francia.

Se non per una questione puramente economica (che poi sarebbe l’unica, vera cosa che conta), quantomeno per non fare la figura di quelli che si imbarcano in un’operazione che in ‘casa’ sposta ben pochi equilibri e che servirebbe, come detto, giusto ad evitare che il mercato spagnolo collassasse prima ancora di mettere radici.

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