Si fa un gran parlare delle opportunità lavorative che potrebbero nascere qualora il poker live fosse legalizzato in Italia anche al di fuori dei casinò. Ma riflettendoci a fondo, scopriamo un rovescio della medaglia da non sottovalutare.

Si fa un gran parlare delle opportunità lavorative che potrebbero nascere qualora il poker live fosse legalizzato in Italia anche al di fuori dei casinò. Ma riflettendoci a fondo, scopriamo un rovescio della medaglia da non sottovalutare.

 

Secondo Agimeg, la legalizzazione del poker live in Italia potrebbe portare dai 15.000 ai 20.000 posti di lavoro in più. Una manna dal cielo, in un periodo di crisi economica che dura ormai da diversi anni e che è destinata a prolungarsi ancora chissà per quanto. L’assunto è semplice: aprirebbero tanti circoli, ci sarebbe necessità di assumere dealer e staffer, saremmo tutti contenti. Ma è proprio così?

Al giorno d’oggi, nei circoli di poker live, sicuramente lavorano diverse migliaia di persone, a vario titolo. Ma quanti di loro hanno un normale contratto di lavoro? Pochi, per non dire nessuno. D’altra parte, i circoli nuotano in un vuoto legislativo che porta alle ormai rinomate chiusure da parte delle forze dell’ordine e – spesso – alle conseguenti riaperture stabilite dai tribunali. Una giungla, insomma. Dove parole come ‘tasse’ e ‘contratti’ lasciano il tempo che trovano.Il Cotton Club di Roma, chiuso di recente

Il sistema delle licenze, poi, sarebbe tutto fuorché gratuito. Quanti circoli avrebbero la possibilità di acquistarne una, a prezzo – possiamo immaginare – salatissimo? Tra tasse, costi di gestione e di sistemazione dei contratti di lavoro con il personale, ci vorrebbe sicuramente una liquidità che i circoli medio-piccoli difficilmente sarebbero in grado di reperire.

E anche qualora un circolo con 10-15 tavoli decidesse di tentare l’impresa, riuscisse a trovare i fondi necessari per far partire legalmente a 360 gradi l’attività, davvero potrebbe sbarcare il classico lunario, con le tasse e i costi di gestione che inevitabilmente si moltiplicherebbero a livelli esponenziali? Il rischio del fallimento sarebbe sempre dietro l’angolo.

Probabilmente i circoli dovrebbero scendere a compromessi e, pur di offrire qualche tavolo da poker agli appassionati, riempire le proprie sale di giochi più remunerativi e meno dispendiosi (da gestire) come le slot machine. Ma a quel punto ci ritroveremmo invasi non da poker room o circoli di poker, ma da veri e propri mini-casinò, come succede ad esempio in Gran Bretagna. Un gioco la cui candela, insomma, varrebbe solo per i grandi colossi del gioco online, che avrebbero le risorse per affrontare e presumibilmente cannibalizzare il mercato.

 

E voi cosa ne pensate?

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