Continua il nostro viaggio fra i ricordi del poker live. Quest’oggi faremo un viaggio nel passato che ci porterà nell’anno 2011, mese di febbraio. Sei anni fa il WPT faceva tappa a Venezia e alla fine fu la bandiera italiana a sventolare più in alto di tutte le altre.
Di braccialetti WSOP l’Italia ne aveva vinti già più di uno, nell’EPT c’era stata la prima vittoria azzurra grazie a Salvatore Bonavena (anno 2008), mancava dunque solo un trofeo del World Poker Tour per i colori azzurri. Un trionfo che arriverà tre anni dopo la straordinaria impresa di Bonavena a Praga (foto sotto).
A bordo della nostra Dolorean siamo giunti al Casinò di Venezia, anno 2011. Siamo a febbraio e fa freddo, ma se all’esterno del casinò le temperature sono rigide, dentro, sopratutto al tavolo finale del WPT, la situazione è calda, ardente. Il sangue nelle vene scorre veloce e riscalda i cuori dei tanti tifosi che sono lì pre seguire quel tavolo finale che vede tre azzurri lottare per il sogno chiamato WPT.
L’Italia in quel tavolo finale aveva tre cartucce da poter sparare, ma il primo colpo andò subito a vuoto con l’eliminazione di Renato Paolini in ottava posizione. In settima posizioni si arrese il russo Maxim Lykov e purtroppo in sesta posizione perdevano un altro azzurro, Luca Fiorini, eliminato proprio dal connazionale Alessio Isaia, che da quel momento era solo contro tutti.
In poco tempo si arrivò all’heads-up finale, con l’ungherese Szabolcs Mayer ormai ad un passo dalla vittoria per via del vantaggio enorme nei confronti dell’azzurro, 12.800.000 chips contro gli appena 2.800.000 di Alessio Isaia. Per tutti era un heads-up già scritto. Ma il poker non sarebbe così bello se non fosse tanto imprevedibile, e allora accade che…

Per arrivare all’heads-up ci vollero poco più di tre ore, mentre per decretare il vincitore ben otto. Un heads-up infinito, ricco di emozioni, con il nostro Isaia abilissimo nel recuperare a piccoli passi lo svantaggio, mettendo in seria difficolta l’ungherese, che ad un certo punto si ritrova dietro, dopo un all-in pre-flop 44 vs 66 dell’azzurro.
Mayer tuttavia poco dopo si riportò in vantaggio nuovamente, questa volta andando lui all-in con 66 vs AT. L’ungherese chiuse un poker e tornò a comandare l’heads-up, facendo precipitare Isaia a poco più di 4 milioni in chips. La situazione tornerà pari quando su un flop che recitava 7K6 i due si ritrovano nuovamente all-in: Isaia KT, Mayer 85. Il progetto di scala non si chiuse e si tornò in parità.
L’action a questo punto rallentò, fino ad un coin flip vinto dall’azzurro con 77 vs AJ. Un colpo che riuscì a portare l’italiano su a 12 milioni in chips. Ormai i due duellavano da sei ore, e ci vollero altre due ore per decretare un vincitore. La stanchezza ormai iniziava a giocare un ruolo importante nel match, ed infatti l’ungherese stanco e rimasto con dieci big blind circa, le mandò tutte dentro con Q6 suited. Il nostro alfiere chiamò con AQ. Sul board non usci nessun sei, appena due fiori, e nessuna scala dove servisse il sei.
Alessio Isaia, dopo otto ore di testa a testa, divenne il primo giocatore italiano a vincere un WPT. Per quel trionfò incasso una prima moneta da ben 380mila euro, che oggi sono ancora il suo best score live in carriera. Quella vittoria, quella finale, non la dimenticheremo mai.