Come diventare un campione di poker – 2a Parte

Analizziamo adesso i concetti basilari riguardanti il poker, maggiormente orientati verso i sit-go, e le relative incoerenze tipiche di questa transizione, da principiante poco consapevole a principiante consapevole, suddividendoli per sezioni.

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Analizziamo adesso i concetti basilari riguardanti il poker, maggiormente orientati verso i sit-go, e le relative incoerenze tipiche di questa transizione, da principiante poco consapevole a principiante consapevole, suddividendoli per sezioni.

 

 

Strategia preflop

Apprendimento atteso: cercare di entrare nei piatti limpando il meno possibile, quindi open-raisare o foldare.

Incoerenza tipica: Qui già siamo a uno degli ostacoli più ardui da abbattere, la tendenza al limp è difficile da evitare, in genere il principiante quando si trova con una mano che “sa” non dovrebbe giocare, rammentando la regola pensa “non posso rilanciare con questa mano…” quindi limpa invece di foldare, contravvenendo di fatto a ciò che ormai sa essere sbagliato.

 

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Starting hands

Apprendimento atteso: limitare il numero di mani giocate a quelle che statisticamente hanno la maggior percentuale di successo (cosa di estrema importanza per un neofita che di certo ancora non è skillato per il gioco post-flop). Quindi selezione delle mani in rapporto a: percentuale di successo della mano/livello bui/posizione al tavolo/stack proprio/stack avversario.

Incoerenza tipica: si conoscono i rischi di giocare mani tendenzialmente marginali e/o speculative ma è difficile resistergli (es. tipico: “ho KJs li voglio giocare!”).

 

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Size-bet preflop

Apprendimento atteso: veicolare i pattern di size-bet indipendentemente dalla mano che abbiamo (quindi si rilancia la stessa size sia con mostri che con mani meno forti), facendole dipendere principalmente dal livello dei bui, quindi moltiplicatore size-bet più alto a bui bassi che va degradando man mano che i bui aumentano.

Incoerenza tipica: la tendenza è ad overbettare per paura che troppi avversari entrino nel pot, facendoci perdere il controllo della mano stessa e, nel lungo termine, valore, sia per i fold che potremmo generare (in caso di mano molto buona) sia per le chip che potremmo risparmiare al momento in cui si riceve il call e non si centra profittevolmente il board. Qui il discorso sarebbe più lungo e complesso, ma per adesso è sufficiente per dare un’idea del leak.

 

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Gioco postflop

Apprendimento atteso: se si riesce a rimanere in HU al flop, la continuation bet dovrebbe essere una action standard.

Incoerenza tipica:  “non ho hittato nulla al flop, se punto e oppo fa call? E se mi rilancia?” Action conseguente Check. Il che ci porta alla sezione seguente.

Gioco postflop: il turn

Apprendimento atteso: Se riceviamo un call a una nostra c-bet con air si deve check-foldare turn non improvato.

Incoerenza tipica:  “io ho AK!” Difficile per un principiante mollare una mano come AK anche se non ha centrato nulla sia al flop che al turn, soprattutto nella considerazione delle chip già messe per raisare pre e c-bettare flop e per la lunga attesa senza poter giocare una mano. Molto più spesso di quanto si possa immaginare prima di iniziare l’azione, si arriva in all-in al river con air.

 

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Adattare il proprio gioco secondo lo stack

Apprendimento atteso: se si hanno 10BB o poco più di stack non si può più raisare o peggio, limpare, siamo nella fase push/fold.

Incoerenza tipica:  Avete JTs e siete UTG con 11BB, ecco cosa si è tentati di fare: “che faccio Pusho? Eh sì, qui dovrei pushare o foldare… No, foldo, però son carte buone… e se poi prendo di peggio?? Provo a limpare, vediamo se ho un po’ di fortuna…”. Risultato: ci si accorcia ancora più velocemente e da lì a poco si è messi all-in con una mano random.

 

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Meta-game generale

Apprendimento atteso: il poker è un gioco di skill, che nel lungo periodo premia chi fa meno errori, bisogna quindi evitare il più possibile le giocate d’azzardo, il cosiddetto gambling.

Incoerenza tipica:  in EP e in early stage vi trovate con 55, ecco il ragionamento: “mm… li dovrei foldare… vediamo… io intanto limpo… il bottone ha raisato e te pareva… va beh, call… dai che setto!… eh, ancora nulla… checko e ora vedi che ‘sto qui mi punta… ecco lo sapevo, va beh dai, un colpo solo… 2 di picche, che me ne faccio!? Eccolo che punta ancora, va beh ormai ho messo le prime… call… lo sapevo, mancava solo st’asso al river…” e giunge finalmente il forzato, frustrante fold (quando va bene).

Forse è superfluo precisare che ci scrive ha avuto modo di osservare tali processi in primis su se stesso.  Però è proprio il fatto di averli sperimentati che può condurre al superamento degli stessi. Come recita un vecchio adagio “non c’è crescita senza dolore”.

Scritto da “Barkrieg”

 

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