I Teoremi del Poker: Yeti

Ben ritrovati a questa rubrica dedicata ai teoremi del poker. L’assunto di oggi è un’altro dei pilastri della teoria classica del poker che, pur essendo frutto più dell’esperienza che della matematica, resta un ottimo consiglio!

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Ben ritrovati a questa rubrica dedicata ai teoremi del poker. L’assunto di oggi è un’altro dei pilastri della teoria classica del poker che, pur essendo frutto più dell’esperienza che della matematica, resta un ottimo consiglio!

 

 

 

 

Ecco l’enunciato del Teorema di Yeti

 

«Una 3-bet su un flop con texture arida (che preferibilmente presenta una coppietta) è quasi sempre un bluff.»

Per comprendere meglio il teorema anzitutto dobbiamo spiegare, per chi non lo sapesse, che la texture di un board rappresenta la forma, o meglio, le possibilità di punteggio che offre una particolare disposizione di carte. Se abbiamo ad esempio un flop composto da carte delle stesso seme e tutte quante connesse tra di loro, sarà facile comprendere che la texture di quel particolare flop è tutt’altro che arida; altresì presenta numerosi progetti di scala e di colore.

 

Una partita a poker

Un esempio di texture molto articolata

 

Ma con il teorema di Yeti prendiamo in considerazione un flop che non offra molti progetti. Ad esempio: supponiamo che dopo un preflop in cui i giocatori coinvolti nella mano si sono limitati a chiamare un raise x3 da MP vengano scoperte queste prime tre carte comuni: 7-2-7 rainbow. L’original raiser decide per un check ma noi, secondi a parlare, decidiamo per una puntata pari a 2/3 del piatto. Abbiamo 5-5 e anche se abbiamo giocato per set-value riteniamo ragionevolmente di avere la mano migliore dopo aver visto il flop. Supponiamo infatti che nessuna coppia alta sia coinvolta nella mano vista l’action precedente e mettiamo gli avversari su mani che non sono state migliorate dal flop.

 

chipsbet

 

Foldano tutti  fino al giocatore sul bottone che piazza una 3bet. Folda a seguire anche l’original raiser che parla prima di noi. Ora che facciamo? Provando a considerare le diverse ipotesi otteniamo questa casistica: Oppo ha un 7: in questo caso sarebbe molto poco probabile una 3bet da parte sua. Il flop non presenta rischi e se anche noi avessimo una mano sarebbe molto poco probabile che il turn possa in qualche modo migliorarla. Oppo ha un 2 o un full con set di 2: nel primo caso la mano non è poi così forte da giustificare una 3bet, nel secondo, ancora una volta, è così forte che ancora non giustifica una dichiarazione così marcata di forza. Oppo non ha nulla ed è in bluff: questa è, secondo il teorema, la casistica più frequente su un board con queste caratteristiche: l’avversario cerca di rappresentare una forza che non ha e controrilancia sperando di spingerci fuori dalla mano.

  1.  

Ace Hight


 

Un’ultima precisazione: questo teorema è piuttosto datato ed effettivamente andrebbe rivisto alla luce degli stili pokeristici più moderni. Non dobbiamo assolutamente sottovalutare questo aspetto che, pur non minando alla base i principi cardine di un teorema molto sensato, potrebbe portarci a decisioni avventate. In altre parole, se dieci anni fa l’azione in 4bet sarebbe stata quasi sempre auspicabile, oggi come oggi, anche in una situazione tipo come quella sopracitata è bene procedere con più cautela e cercare di giocare la mano avendo cura di controllare le dimensioni del piatto.

 

scritto da Luca ‘ilFilosofo’ Barbi

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