PIW intervista Enrico Mosca: “I grandi sono tali per scelte e talento. Gli altri? Se giochi solo in Italia è ovvio che poi…”

Anche Enrico Mosca ha voluto dire la sua sulle WSOP degli azzurri. Per il torinese è normale che abbiano brillato soltanto i grandissimi. Questo perché gli altri “si allenano tutti i giorni a giocare a calcetto in Italia, poi arrivano a Las Vegas che è il Camp Nou e non si trovano bene”.

Anche Enrico Mosca ha voluto dire la sua sulle WSOP degli azzurri. Per il torinese è normale che abbiano brillato soltanto i grandissimi. Questo perché gli altri “si allenano tutti i giorni a giocare a calcetto in Italia, poi arrivano a Las Vegas che è il Camp Nou e non si trovano bene”.

 

PIW: Ciao Enrico. Parliamo di poker live facendo delle considerazioni sul movimento italiano. Le ultime WSOP sembrano avere confermato che escluso i ‘grandi’, abituati a giocare eventi di una certa importanza, gli altri facciano fatica ad imporsi. E’ un pensiero che condividi?

Enrico: Ciao Giuseppe. Il discorso è complesso. Credo gli azzurri che hanno giocato con continuità gli eventi delle WSOP siano in tutto 5 o al massimo 6. E se ci pensi bene sono quelli che hanno abbandonato il palinsesto italiano da alcuni anni perché lo ritenevano inadeguato. Gente come Mustapha kanit, Dario Sammartino, Max Pescatori, Walter Treccarichi, Davide Suriano e pochi altri…

Poi ci sono gli altri, quelli rimasti a metà tra i nostri circuiti e gli eventi internazionali, che hanno fatto più fatica. Giocatori come Muhamet Perati, Giuliano Bendinelli o Roby Begni, che sono ottimi giocatori ma che ultimamente non hanno fatto benissimo nei tornei. Chiudo con chi come me, Minasi, Ferrauto, Forti, Scalzi, Benedetto, e tanti altri, hanno fatto un periodo ristretto e non sono andati poi così male.

Nel complesso, i grandi sono tali per il talento e per le loro scelte. Gli altri si allenano tutti i giorni a giocare ‘a calcetto in Italia, poi arrivano a Las Vegas che è il Camp Nou e non si trovano bene’. La tecnica sarebbe anche buona, ma dovresti allenarti tutto l’anno in un bel campo grande…

PIW: Quindi, anche tu sei dell’idea che gli azzurri hanno perso terreno, rispetto ai colleghi delle altre nazioni, proprio perché da un paio d’anni non c’è più una ‘struttura’ di tornei in grado di dare continuità a chi gioca solo in Italia?

Enrico: Si, è cosi! Da noi il gioco si è spostato su turbine multyday e re-entry, come se non ci fosse un domani. Poi tavoli finali con mega deal a 8 cristiani che giocano 6 big blind di media in tornei con stack di partenza oceanici e fasi intermedie da pusch o fold. Questo non aiuta di sicuro, anche se qualche ex finto pro caldeggia il movimento più per comodità che per verità.

PIW: Secondo te come mai in Italia, escluso Campione, non si organizzano più tornei di una certa rilevanza nonostante fino a qualche tempo fa i ‘numeri’ erano davvero importanti?

Enrico: Campione è rimasto l’unico casinò a proporre poker e lo fa grazie all’ottima organizzazione di Andrea Bettelli. Lui ha accentrato praticamente lì tutta la comunità pokeristica italiana, togliendo di fatto i giocatori ed il gioco agli altri casinò che sono state incapaci di contrastarlo. Non è una colpa di Campione se giustamente fa un offerta di gioco che piace alla massa ma purtroppo l’offerta proposta che è inversamente proporzionale alla crescita del movimento.

Un momento delle WSOP 2017
Un momento delle WSOP 2017

PIW: Se si continua così, quale può essere il futuro del movimento italiano?

Enrico: Chiaro… se si continua così, il poker live diventerà un passatempo domenicale per un numero alto di persone spesso giustamente impreparate. Studiare e applicare strategie in tornei dove conta solo avere fortuna nelle fasi finali diventerà inutile e cosi chi vorrà migliorare, o cercare di sfruttare Edge, giocherà più cash o cercherà tornei nei circuiti esteri.

Altri, annoiati dal gioco, smetteranno come nel caso di Riccardo Lacchinelli o Dino Break. Rimpiango i tempi in cui nella sala del 9no piano di Campione sentivo urlare il motivo Vamossssss oppure BREAKKKKKK!!!

Il poker è stato come una grande gara ciclistica. Si è partiti tutti insieme nel 2008 e poi un ‘gruppetto’ è andato in fuga, un altro si è staccato e insegue ed il gruppone compatto pedala senza sapere dove sta andando.

PIW: Come darti torto… perfetto Enrico, grazie del tuo tempo. Ciao e alla prossima!

Enrico: Grazie a te, un saluto a tutti voi di PIW!

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