Mentre non si è ancora spento l’eco dell’impresa dei finalisti del Main Event WSOP, ed in particolare di Mark Newhouse divenuto per il secondo anno consecutivo un dei November Nine, il grande vecchio del poker Doyl Brunson non si mostra particolarmente entusiasta a riguardo.
Il Main Event delle WSOP è il torneo principe per antonomasia del poker live mondiale. Quando si gioca tutta l’attenzione dei media e degli appassionati è canalizzata sulle geste dei giocatori ai tavoli e la curiosità per vedere chi tra loro arrivi a giocarsi il titolo il prossimo novembre è sempre molto alta.
Quest’anno in particolare c’è stata l’impresa di Mark Newhouse, primo giocatore in aassoluto a diventare per due volte November Nine. Impresa attuata nel breve decorso di un anno, tra l’altro.
Ma la cosa non ha particolarmente impressionato Doyle Brunson, apparso piuttosto freddo e distaccato proprio dagli entusiasmi che hanno suscitato questi giovani players qualificatisi per il tavolo finale del Main Event WSOP.
“Mi chiedo se qualcuno del tavolo finale dei November Nine potrà mai sedersi in una partita cash game con i migliori professionisti?” È questo il twitt poco gentile di Texas Dolly nei confronti dei finalisti del Main Event.
Affermazione che lascia intendere che Brunson non riconosca nei nomi dei nove finalisti un giocatore capace di tener testa ai grandi giocatori storici di poker texas hold’em. Malgrado tra le loro fila ci siano giocatori come lo stesso Newman o anche come lo svedese Martin Jacobson, accreditato di oltre $5,5 milioni in carriera in tornei di poker live.
Ma a dirla tutta Doyle non ha davvero torto, se si pensa che tra i finalisti degli ultimi anni del Main Event WSOP nessuno ha particolarmente brillato nel proseguo della carriera, specialmente in una diversa disciplina come il poker cah game. Fatta ovviamente eccezione per Greg Merson, campione nel 2012, già affermato professionista di cash game.