La regolamentazione del poker online per il Portogallo è ormai cosa certa, e la data del 31 dicembre 2014 è quella limite per tale regolamentazione. Si parla già di un possibile mercato comune con l’Italia e la Spagna.
La regolamentazione del poker online per il Portogallo è ormai cosa certa, e la data del 31 dicembre 2014 è quella limite per tale regolamentazione. Si parla già di un possibile mercato comune con l’Italia e la Spagna.
La regolamentazione del poker online per il Portogallo è ormai cosa certa, e la data del 31 dicembre 2014 è quella limite per tale regolamentazione. Si parla già di un possibile mercato comune con l’Italia e la Spagna.
Dopo l’annuncio del governo portoghese di approvazione della legge che regola i giochi online come il poker, le scommesse positive ed i giochi da casinò, c’è stata anche l’ok della Commissione Europea relativa alla tutela dei giocatori.
Un via libera però con obbligo a far diventare la legge effettiva entro la fine dell’anno. Un stretta sui tempi che potrebbe costare delle salate multe al governo lusitano e che l’Europa spinge in quanto proprio la nazione della penisola iberica è da tempo meta dei giocatori di poker online che migrano in Portogallo per poter continuare a giocare al di fuori dei mercati regolamentati e con le barriere dei propri confini di gran parte del vecchio continente.
A breve quindi il Portogallo non sarà più un mercato libero del poker online europeo ma presto potrebbe entrare nel progetto di liquidità comune partito proprio dall’Italia, per far fronte alla profonda crisi del poker online nostrano. Italia che ha cercato di coinvolgere la Spagna e la Francia. Ma dopo il diniego dei transalpini si guarda con fiducia proprio al mercato portoghese, piuttosto limitato nel numero dei giocatori e che ne trarrebbe solo vantaggi da un unione a tra con i cugini spagnoli ed Italia.
Le legge portoghese, per inciso, ha aperto alla possibilità di partecipazione nel mercato anche ai competitors europei. Verrà così a venir meno il monopolio sui giochi che fino ad oggi era prerogativa della società statale Santa Casa da Misericordia de Lisboa, che non dovrebbe godere nemmeno di presunti privilegi fiscali inizialmente ipotizzati proprio per non far venir meno la regola di libera concorrenza presente nella comunità europea.