PokerStars si ritira dalle nazioni del ‘mercato grigio’

Arriva una notizia importante e sicuramente non positiva per il mercato internazionale. PokerStars e Full Tilt hanno deciso di ritirarsi dal cosiddetto ‘mercato grigio’ che comprende numerose nazioni, soprattutto in Asia e Africa.

Arriva una notizia importante e sicuramente non positiva per il mercato internazionale. PokerStars e Full Tilt hanno deciso di ritirarsi dal cosiddetto ‘mercato grigio’ che comprende numerose nazioni, soprattutto in Asia e Africa.

 

La notizia ha fatto ieri il giro dei più importanti portali mondiali. La poker room n° 1 al mondo, PokerStars, insieme a Full Tilt ha deciso di rinunciare ai giocatori di tanti Paesi del mondo, collocati specialmente nel Medio Oriente. Stiamo parlando di quelle nazioni nelle quali non ci sono chiare leggi sul gioco online e per questo vengono etichettate come ‘mercati grigi’, ovvero a metà tra il mercato nero e quello legale al 100%. I portavoce di Rational Groups non hanno specificato i dettagli dell’operazione, ma le voci parlano di una lunga lista di Stati…

 

I più importanti sono collocati soprattutto tra l’Africa e l’Asia, in pratica nella culla dell’Islam. Scorrendo l’elenco spicca infatti il nome della Turchia insieme a Afghanistan, Bahrain, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Palestina.

 

È nutrito anche il gruppo di Stati africani: Senegal, Nigeria, Sudan, Kenya, Tanzania, Zimbawe, Mozambico, Ruanda. Per quanto riguarda la zona asiatica ci sono Bangladesh, Myanmar, Corea del Nord e Malesia. Infine nell’America centrale c’è Cuba che non ha nulla a che fare con tutte le altre nazioni elencate. Tutti i giocatori che risiedono in questi Paesi a quanto pare hanno ricevuto delle e-mail nelle quali vengono invitati a ritirare i soldi dai loro conti online su PS.

 

Ci sarebbero delle precise motivazioni per tutto questo. Amaya Gaming è una società quotata in borsa e non vuole operare in zone del mondo dove la situazione legale è poco chiara. Inoltre il primo novembre entra in vigore il nuovo Gambling Act britannico (posticipato di un mese) e le compagnie del Regno Unito non potranno avere un volume di gioco superiore al 3% del proprio totale nelle nazioni ‘grigie’.

 

Il quadro però non è ancora completo… Resta da capire cosa succederà in altre parti del mondo, come nella Russia di Putin dove la situazione del gaming è davvero a rischio. In Cina per fortuna le cose sembrano andare meglio ed è un’ottima notizia considerando la dimensione del mercato cinese. Il Canada rappresenta infine un grosso punto di domanda… 

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