Poker online, si allungano i tempi per la liquidità condivisa. Possibile lo ‘start’ senza l’Italia

Non arrivano buone nuove sul fronte liquidità condivisa. Secondo alcune fonti istituzionali il poker online non sarebbe infatti una priorità per il nostro governo. Probabile a questo punto lo start senza l’Italia.

Non arrivano buone nuove sul fronte liquidità condivisa. Secondo alcune fonti istituzionali il poker online non sarebbe infatti una priorità per il nostro governo. Probabile a questo punto lo start senza l’Italia.

 

Il nuovo assetto politico e le tantissime grane da risolvere, stanno purtroppo spingendo il progetto ‘liquidità condivisa‘, per il poker online, fuori dalle priorità del governo italiano. Ecco perché la fase di sperimentazione non è mai partita nonostante l’accordo firmato il 6 luglio, a Roma, tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed i regolatori di Francia, Spagna e Portogallo.

Il progetto insomma, come si legge su Agipronews, finisce praticamente in freezer per almeno un anno, tenendo soprattutto conto del tempo che sarà necessario per la pubblicazione e l’implementazione delle modifiche al protocollo di comunicazione tra operatori e Sogei. Non una buona notizia quindi per tutti gli appassionati, che saranno costretti a giocare nel limbo del ‘.it’ per ancora tanto tempo.

A questo punto, sarà molto probabile lo ‘start’ delle prime partite internazionali di poker online senza i giocatori italiani.

Del resto si era già avuto qualche sentore quando Francia e Spagna avevano comunicato, qualche settimana fa, di essere già pronte ad allargare il loro mercato alle altre nazioni europee.

Brutte notizie sul fronte liquidità condivisa
Brutte notizie sul fronte liquidità condivisa

Ed allora rassegniamoci a fare l’ennesima brutta figura, come hanno giustamente evidenziato l’avvocato Valèrie Peano ed il consulente Giovanni Carboni in un articolo pubblicato da LexandGaming:

La mancata attuazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pare certamente inopportuna, non solo per l’imbarazzo nei confronti delle altre Autorità firmatarie le cui garanzie di sicurezza e legalità sembrano oggi essere messe in discussione. E’ poi ingiustamente penalizzante nei confronti delle aspettative delle aziende che, a seguito della stipula dell’accordo, hanno assunto decisioni di investimento nel mercato italiano, per prepararsi alla liquidità condivisa. Non ultimo, sarebbe incomprensibile e deludente per gli stessi giocatori consumatori che da anni attendono tale cambiamento”.

Parole forse destinate al vento ma che rappresentano il pensiero della maggior parte degli addetti ai lavori.

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