Blitz a Sacile, un altro circolo sequestrato nel pordenonese

Non c’è pace per i circoli, nemmeno dopo la sentenza della Cassazione che, contraddicendo il precedente verdetto, parlava del poker come di uno skill game. Questa volta è toccato a un locale di Sacile, un paese di 20 mila abitanti in provincia di Pordenone. 

Non c’è pace per i circoli, nemmeno dopo la sentenza della Cassazione che, contraddicendo il precedente verdetto, parlava del poker come di uno skill game. Questa volta è toccato a un locale di Sacile, un paese di 20 mila abitanti in provincia di Pordenone. 

Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel locale quando una ventina di giocatori erano ai tavoli intenti a giocare un torneo MTT da 100€ di buy-in. Locale sequestrato e, come sempre in questi casi, proprietari denunciati per gioco d’azzardo.
 

Quello di Sacile è solo l’ultimo di una lunga catena di interventi che hanno colpito circoli in ogni parte d’Italia anche dopo che più volte la Cassazione non è riuscita a mettere chiarezza definitiva sull’argomento poker live. Il circolo di Sacile, inoltre, non naviga in buone acque avendo contravvenuto anche alle poche indicazioni disponibili, ossia, far giocare i player con buy-in non superiori ai 30€.
 

Come sempre insomma quel ch’è giusto assume i contorni grigi delle cose indefinite o indefinibili. Ingiusto trattenere il poker live in un limbo normativo perdurante da anni ma d’altro canto appare altrettanto sciagurata la cocciutaggine con cui certi gestori si ostinano a voler continuare incuranti dei dettami del questore di zona che, nel caso di Saccile, non aveva mai dimostrato aperture nei confronti del poker.
 

Ora si attendono le nuove licenze che dopo aver portato una ventata di leggero ottimismo, sono cadute nel dimenticatoio anche a causa del cambio di guardia ai vertici del governo. Anche in questo ambito tuttavia a farla da padrona è l’incertezza, visto che parecchi aspetti della legge che avrebbe dovuto regolare il gioco live erano, e sono, fumosi e per certi versi incomprensibili.
 

Allo stato attuale delle cose insomma, l’ultima parola è ancora quella del questore che, comunque la si pensi, ha il potere necessario a decidere se sul territorio di competenza si possa o non si possa giocare. Per quanto assurda possa sembrare anche questa è l’Italia che, ancora una volta, dimostra di essere guidata da una classe dirigente disattenta e incapace di intervenire su temi squisitamente pratici con solerzia e chiarezza. In quanto pokeristi possiamo consolarci constatando che questa lentezza ricettiva non è dimostrata solamente nei nostri confronti ma anche verso temi di ben più rilevanza e, sinceramente, se come pokerista mi consolo, come cittadino sono piuttosto angosciato

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